Empowerment sul lavoro: cos’è e come si ottiene
Quando il termine empowerment è associato all’ambito lavorativo, indica un processo di valorizzazione delle persone, atto a stimolare il loro successo individuale e quello dell’azienda per cui operano.
Dal punto di vista linguistico, tale parola ha origine anglosassone e risulta pressoché intraducibile nell’idioma italiano. Concettualmente può comunque significare “crescita di potere” (mediante l’attivazione delle risorse) a livello:
- organizzativo (quando l’impresa risulta più efficace sia nel funzionamento che nelle sfide innovative);
- individuale (quando la persona si sente responsabile o protagonista della propria esistenza e ambisce all’espansione di se stessa).
A prescindere dal fatto che l’empowerment agisca sull’organizzazione o sul singolo, parte sempre dal presupposto che tutto e tutti abbiano delle risorse da sviluppare: risorse tramite cui è possibile migliorare e potenziare la condizione attuale.
Il concetto in questione, oltre a significare valorizzazione delle risorse umane, indica anche aumento di energia, partecipazione e vitalità. Se un individuo è passivo, pessimista o dipendente, deve riacquisire potere, individuando e sfruttando a pieno le proprie risorse.
In questo caso agisce il self-empowerment, che porta la motivazione, l’energia psichica e la sicurezza necessarie per raggiungere un vero e proprio stato di benessere interiore. Lo stesso stato in grado di incidere anche sulle performance e sui risultati ottenibili dalla persona.
Affinché l’empowermet possa effettivamente garantire dei benefici, devono compiersi degli step operativi, che permettano di raggiungere miglioramenti concreti in tempistiche ridotte: fasi fondamentali di cui andremo subito a parlare di seguito.
1- Costituzione di un pensiero positivo
Durante tale passaggio la persona apprende come vedere in se stessa il protagonista e il fautore del proprio destino. Lei non è più passiva, ma inizia a considerare il lavoro svolto (e più in generale le cose che le capitano) come la conseguenza di decisioni prese individualmente. Visto che tutte le scelte fatte possono essere cambiate in corso d’opera con altre scelte, il soggetto ha l’opportunità di modificare in ogni momento qualunque assetto della propria vita. Per imparare a vederla in questo modo bisogna prima di tutto stendere una lista delle proprie possibilità, valutandole una ad una per constatarne l’effettivo livello di fattibilità.
2- Sollecitazione della sfera desiderante
In questo step lo scopo primario è trovare il tempo per fermarsi e riordinare le idee su quello che davvero si desidera. Il vero ostacolo deriva però dal fatto che, nella maggior parte dei casi, la routine lavorativa assorbe tutto il tempo dell’individuo e non gli permette di riflettere troppo sulle proprie necessità. Per impedire di restare schiacciati dalla quotidianità, è quindi necessario ritagliarsi del tempo durante cui riflettere su ciò che si vuole davvero: quando i desideri saranno effettivamente chiari, si potrà capire come realizzarli.
3- Frammentazione degli obiettivi
Dopo aver compreso con esattezza cosa si vuole e cosa si può ottenere, bisogna frammentare i propri desideri in micro azioni da eseguire per raggiungere gradualmente il macro obiettivo stabilito. Un processo da svolgere per gradi, che consente di giungere al risultato ideale.
4- Individuazione ed eliminazione delle problematiche soggettive
Dato che il raggiungimento di qualsiasi obiettivo dipende dall’effettivo superamento di svariati problemi, in questa fase ci si concentra prima di tutto sull’individuazione degli impedimenti. Dopodiché si formula una strategia mirata che permetta di aggirarli.
5- Ricerca e ottenimento di nuove risorse
Questo passaggio (che serve soprattutto nel momento in cui la persona capisce di non avere le competenze o le abilità per superare certi ostacoli) spinge verso l’acquisizione di nuove risorse. Esse possono arrivare dallo studio o dai nuovi incontri e vanno utilizzate per concretizzare i propri desideri.
