Innovazione: perché un’idea fallisce?
Il fallimento di una tecnologia o di idee innovative può dipendere da svariati fattori. Quando si propone qualcosa di nuovo c’è sempre un certo fattore di rischio, annesso all’impossibilità di prevedere come effettivamente reagirà il mercato.
Stando a un recente sondaggio (che ha coinvolto 304 decision maker senior, attivi nel campo dell’innovazione e provenienti da tutto il mondo), il tracollo di un determinato progetto sarebbe associabile a fattori piuttosto ricorrenti, di cui andremo subito a parlare nel dettaglio.
Il fallimento di una tecnologia avviene già in fase di sviluppo
Secondo il 36% degli intervistati a livello globale (26% per il campione europeo), il fallimento di una tecnologia lo si riscontra già in fase di sviluppo. All’interno del processo produttivo, tale step rappresenterebbe infatti il momento più delicato del ciclo vitale di un nuovo progetto.
In diversi casi, un lancio disastroso nel mercato può quindi fungere da concretizzazione di un problema, maturato durante la progettazione di quelle che dovrebbero essere idee innovative e vincenti.
Non basta avere una brillante intuizione per sperare che la proposta venga accolta con entusiasmo, ma serve una strategia di sviluppo ben pianificata e dinamica. Se non si dispone delle necessarie capacità di esecuzione, difficilmente si raggiungerà il successo sperato.
L’ideale è disegnare un piano strategico d’azione atto a considerare tutti i fattori sopra citati e una roadmap ben delineata. Ciò permette di identificare con chiarezza i target da raggiungere durante le varie fasi dello sviluppo, che porteranno l’idea alla sua effettiva realizzazione.
Affinché tutto proceda al meglio, tale strategia deve poi essere ripresa in mano regolarmente, adattandola a eventuali proposte dei competitor, a cambiamenti nei trend del mercato o a fluttuazioni del settore.
La sicurezza informatica può influire sul fallimento di una tecnologia?
Nelle tante domande rivolte agli intervistati, c’è anche quella relativa all’eventuale legame tra naufragio di un progetto e sicurezza informatica aziendale: anche se il 74% (86% per il campione europeo) non crede che la stessa determini l’insuccesso di idee innovative, la realtà racconta altro.
Il semplice non coinvolgimento del CISO (Chief Information Security Officer) già nelle prime fasi dello sviluppo, aumenta indiscutibilmente la probabilità di andare incontro al fallimento della tecnologia su cui lavora l’azienda.
Questo succede perché, se non si inserisce subito tale figura all’interno del percorso di creazione, diventa complicato dare al prodotto le caratteristiche che gli permettono di non essere vulnerabile a eventuali attacchi.
È poi preoccupante il fatto che più della metà degli intervenuti al sondaggio (57% a livello globale, 54% per l’Europa) veda le policy IT della propria azienda addirittura come un ostacolo alla realizzazione di nuovi beni e servizi.
Quando si propone qualcosa di nuovo è giusto correre dei rischi, a patto però che la sicurezza informatica venga comunque presa in considerazione. Anche se non tutti i progetti sono destinati al successo, con le giuste accortezze, è possibile garantirne quanto meno l’arrivo nel mercato.
Per sperare in qualcosa in più, oltre al coinvolgimento da subito del CISO, bisogna lavorare su una procedura ben strutturata e basarsi sulle capacità concrete di cui si dispone: fattori diversi che, insieme, consentono di osteggiare il fallimento della tecnologia e delle idee innovative.
