HVAC: quali prodotti sono risultati “immuni” al Covid?
Con la pandemia di Covid-19, le performance dei prodotti HVAC in Europa hanno subito forti variazioni a seconda del mercato: per effetto del coronavirus, infatti, l’industria e il commercio si sono scontrati con conseguenze diverse, registrando aumenti nella domanda di alcuni dispositivi e crolli nella domanda di altri.
Ad analizzare la situazione nel dettaglio è stato un rapporto di Eurovent Market Intelligence, che ha preso in esame 16 paesi europei. Secondo i dati ricavati, le nazioni più colpite dalla crisi sanitaria tutt’ora in atto sarebbero in particolar modo Turchia e Regno Unito, ma dal resoconto emergono altri dettagli interessanti, che verranno di seguito analizzati.
Performance dei prodotti e relative categorie di riferimento
Il documento sopraccitato ha messo a confronto i prodotti venduti da oltre un centinaio di aziende in tutta Europa e li ha raggruppati in 8 categorie: unità di trattamento aria, fan coil, chiller, unità rooftop, raffreddamento evaporativo, scambiatori, filtri e condizionamento VRF.
Se le migliori prestazioni di vendita sono state indubbiamente raggiunte da prodotti quali ad esempio i dry cooler, i chiller e i condizionatori di precisione Close Control, le torri di raffreddamento e i filtri, soluzioni come le unità rooftop hanno invece assistito a una riduzione della richiesta.
Dal quadro descritto si può facilmente intuire quanto il Covid-19 abbia avuto un’influenza massiva sull’andamento del mercato HVAC degli ultimi mesi. Come ci si poteva aspettare, i principali clienti che hanno richiesto apparecchiature specifiche sono stati gli ospedali, i data center e l’industria alimentare e farmaceutica (soprattutto per la refrigerazione destinata alla conservazione dei cibi – e in questi primi mesi del 2021 – conservazione dei vaccini).
Dal lato opposto, sono entrati in crisi gli ambiti la cui economia si basa sullo scambio e l’interazione sociale. Tra tutti spiccano in primis l’HoReCa (Hotellerie-Restaurant-Café), gli uffici e i centri commerciali. Indirettamente è stato poi colpito anche il condizionamento dei sistemi di trasporto dedicato al turismo, con in testa le navi da crociera e gli aerei.
Le scarse performance di vendita dei prodotti destinati a queste attività sono state piuttosto evidenti e hanno portato ai minimi storici la produzione di determinate macchine e componenti. Il mercato europeo si trova quindi “spezzato in due”, con prodotti che continuano a far registrare un trend positivo e altri che faticano moltissimo a produrre guadagno per i costruttori.
Le conseguenze del Covid sul mercato HVAC
Scendendo ancora di più nel dettaglio, il report evidenzia come Germania, Austria e Svizzera siano stati i paesi con le migliori prestazioni durante il lockdown, seguiti da Benelux, Svezia e Polonia. Deludenti invece i risultati dei prodotti HVAC in Italia e Spagna (due delle nazioni europee maggiormente colpite dalla prima ondata), ma ancora di più quelli di Turchia e Regno Unito.
Una lenta ripresa, in questi Paesi si è tuttavia avuta nei mesi estivi, in cui il virus ha offerto qualche segno di tregua. L’attenuarsi dei contagi e la rimozione di alcune restrizioni hanno dato modo alle persone di tornare a viaggiare e di riavvicinarsi a livello sociale.
Tuttavia, la nuova impennata di casi di pazienti Covid negli ultimi mesi dell’anno ha riportato l’Europa intera in uno stato di caos, determinando l’ennesima battuta d’arresto alle vendite. Non si può dire che l’industria HVAC sia realmente in crisi, ma se non si troveranno presto soluzioni concrete, le ripercussioni saranno davvero cospicue.
Inoltre, la cancellazione di importanti fiere e mostre di settore non sta aiutando le imprese che lavorano con il riscaldamento, la ventilazione e il condizionamento dell’aria. Questi importanti meeting sono da sempre frutto di interazioni economiche significative e la loro assenza si sta facendo pesantemente sentire.
