Covid e ICT: perché l’ICT è stato fondamentale durante il virus
Durante la recente pandemia causata dal Covid-19, l’ICT (Information Communication Technology) ha rivestito un ruolo cruciale. Grazie a internet, ai computer e a tutte le altre infrastrutture collegate a questo importante settore, il Paese ha potuto continuare a “funzionare” anche in pieno lockdown.
L’emergenza ha però messo in evidenza la fragilità dei sistemi ICT italiani, con sovraccarichi delle linee, down prolungati di portali e siti web, inadeguatezza delle strutture di rete e tante altre problematiche, che prima non sembravano essere rilevanti.
ICT contro il COVID per sostenere il Paese
L’Information Communication Technology è un insieme di tecnologie che riguardano sistemi integrati di telecomunicazione, computer, software e apparecchi multimediali, le cui funzionalità principali permettono a chi ne fa uso di immagazzinare e scambiare informazioni.
Tale versatilità ha dato modo alle pubbliche amministrazioni, alle aziende e ai privati di rimanere operativi anche durante il COVID, così da assicurare prestazioni e servizi da remoto. Questo approccio digitale ha richiesto il superamento di alcune difficoltà, ma si è comunque rivelato determinante per tutti coloro che lo hanno scelto.
I dipendenti pubblici hanno ad esempio sperimentato lo smart working, lavorando da casa con PC o altri dispositivi. Laddove possibile, le varie realtà aziendali si sono organizzate per rendere più smart i processi produttivi, fornendo ai propri dipendenti strumenti adeguati. L’istruzione degli studenti è potuta continuare online grazie a Webinar e corsi organizzati ad hoc, utilizzando apposite piattaforme per la comunicazione digitale.
Le persone hanno poi cominciato ad apprezzare internet e alcune sue funzionalità, a cui prima non si erano mai interessate: durante la reclusione, infatti, videochiamate, chat di gruppo e altri servizi del genere, si sono rivelati fondamentali quanto meno per mantenere alto il morale.
I limiti dell’ICT in Italia
Pur essendo molti i benefici che l’ICT ha portato nel picco del COVID, sono comunque emersi diversi problemi legati alle infrastrutture della comunicazione digitale. La criticità principale ha indubbiamente riguardato il grave limite di copertura della rete nazionale.
Il piano per portare la banda ultra larga su tutto il territorio italiano entro il 2020, ha purtroppo subito un arresto. Ciò ha determinato un isolamento quasi totale delle zone rurali (spesso nemmeno raggiunte dall’ADSL) e molti sovraccarichi della rete nelle grandi città. Una situazione piuttosto preoccupante, che fa ben capire come le istituzioni debbano mettersi subito all’opera, per potenziare e diffondere la connessione in fibra ottica.
Oltre ai collegamenti, servono poi data center adeguati e capaci di sopperire alle necessità (sempre maggiori) delle Pubbliche Amministrazioni. Il trasferimento in digitale di molti dei servizi offerti ai cittadini, infatti, richiede l’impiego di strumenti specifici, quali Intelligenza Artificiale, Big Data, Blockchain e Cloud Computing.
Di fondamentale importanza è anche la sicurezza informatica. Durante la quarantena si sono verificati molti attacchi digitali, che hanno rischiato di compromettere la già complicata fornitura dei servizi ai cittadini. Dedicare risorse a potenziare le difese dei sistemi più importanti è quindi cruciale.
Ultimo aspetto che il Paese deve tenere in considerazione per incentivare adeguatamente l’ICT, è la formazione di personale competente. Avere all’interno di aziende e Pubbliche Amministrazioni delle figure esperte nell’ambito dell’informatizzazione, è necessario per garantire che tutto funzioni come deve.
Attraverso le suddette contromisure, l’Italia può raggiungere i livelli di Information Communication Technology europei e rilanciare la propria economia (duramente colpita dall’emergenza COVID).
