Industry 4.0: cos’è e come cambia le regole
Quando si parla di industria 4.0 ci si riferisce a quel processo che renderà l’intera produzione industriale interconnessa e automatizzata. Una trasformazione resa possibile secondo la società di consulenza McKinsey grazie all’impatto delle nuove tecnologie su fattori quali:
- l’utilizzo dei dati, la connettività e la potenza di calcolo;
- le informazioni ricavare dagli analytics;
- l’interazione tra l’essere umano e la macchina;
- e il passaggio dalla sfera digitale a quella reale.
Molti sostengono che l’industry 4.0 rappresenti a tutti gli effetti la quarta rivoluzione industriale. Una rivoluzione che si mette in coda a quelle generate dalla macchina a vapore (1784), dalla produzione di massa (1870) e dall’informatica (1970).
Anche se l’anno di nascita di questa nuova rivoluzione non è stato definito (probabilmente perché la stessa è tutt’ora in atto), di essa si parla già da tempo, soprattutto negli ambienti del World Economic Forum.
Proprio in tale contesto si sta da tempo cercando di comprendere come la tecnologia e l’andamento demografico modificheranno il mercato lavorativo. Il Cloud e la flessibilizzazione di certe posizioni professionali creeranno per esempio 2 milioni di posti di lavoro, ma ne cancelleranno 7 milioni.
Anche se in Italia è previsto un pareggio (qui dovrebbero essere generati duecentomila posti, ma altrettanti dovrebbero andare perduti), in Nazioni come la Germania e la Francia le prospettive sono molto peggiori.
Dal punto di vista dei gruppi professionali, invece, ciò che andrà via via riducendosi sono soprattutto le figure amministrative e quelle dedite alla produzione (nel primo caso verranno eliminati 4,8 milioni di posti, mentre nel secondo caso 1,6 milioni).
Se a compensare ci dovrebbero comunque pensare settori come quello informatico, quello finanziario, quello ingegneristico e quello del management, le abilità più ricercate in futuro potrebbero essere il problem soling, il pensiero critico e la creatività.
Per quanto concerne le fabbriche dell’industria 4.0, esse si comporranno di macchinari perfettamente interconnessi l’uno con l’altro: macchinari capaci di eseguire manutenzioni preventive e qualitativamente superiori a quelle attuali.
In aggiunta a tutto ciò, tali ambienti permetteranno poi di personalizzare i prodotti in base alle esigenze della clientela e i robot coopereranno con gli esseri umani per apprendere le procedure in maniera naturale.
L’industria 4.0 è un fenomeno che sta progressivamente coinvolgendo l’intero pianeta e in Europa la Germania è vista come uno dei maggiori precursori. Anche la Francia corre veloce verso la stessa direzione, mentre la Gran Bretagna (per adesso) resta un po’ più indietro.
Negli USA, invece, nonostante l’approccio sia diverso, i traguardi da raggiungere restano gli stessi. Tra questi spicca più di tutti l’obiettivo di spingere una nuova fase della digitalizzazione industriale, che consenta di incrementare la produttività, abbassando i costi.
Nella Penisola italiana, il piano del governo per l’industria 4.0 è stato presentato due anni fa (2016) e al suo interno è contenuta tutta una serie di incentivi volti a convincere le aziende ad aderire alla quarta rivoluzione industriale.
Tale piano si è concentrato soprattutto su 3 linee guida (operare nella neutralità tecnologica, intervenire con azioni orizzontali e concentrarsi su fattori abilitanti) e 4 strategie (investimenti innovativi, infrastrutture abilitanti, competenze – ricerca e awareness – governance).
A distanza di un anno il Governo ha elencato i risultati raggiunti, spiegando che sono aumentati gli ordinativi sul mercato interno dei beni strumentali e che sono cresciute le realtà disposte ad incrementare la spesa da destinare a ricerca e sviluppo. Inoltre, sempre stando a quanto detto dai piani alti, sono stati concessi 3 miliardi e mezzo di euro alla banda ultralarga.
