Software & Tech: innovare per essere leader e non followers
Per innovare in un mondo sempre più tecnologico bisogna evitare di pensare solo all’idea, ma focalizzarsi anche sulle persone che la realizzano. Gli esperti di psicologia sociale sono mediamente concordi sul fatto che, oggi come oggi, per fare innovazione sia essenziale il dialogo tra diversi saperi.
Nelle organizzazioni operano infatti gruppi di lavoro con membri che provengono da ambiti disciplinari molto diversi tra loro. In questi frangenti, dialogare in maniera costruttiva è fondamentale per portare innovazione nei vari contesti aziendali.
In un mondo in cui l’innovazione tecnologica fa da padrona e viene applicata in ambiti che vanno dalla salute (sequenziamento del genoma) alla diffusione di Internet in Paesi in via di sviluppo, non bisogna più chiedersi semplicemente se innovare, ma interrogarsi sul come.
Le aziende stanno raccogliendo la sfida all’innovazione
Le aziende stanno gestendo questi cambiamenti in maniera a dir poco proattiva. A dimostrarlo ci pensa la creazione, in seno a diversi gruppi internazionali, di unit dedicate proprio all’innovazione. Il loro compito è quello di analizzare i modi in cui le temperie innovative possono dare impulso sia economico sia sociale alla crescita aziendale.
In tutto questo, ovviamente, la tecnologia ha un ruolo nodale. La ricerca universitaria è da tempo attenta alla sua influenza all’interno delle organizzazioni aziendali. In questi contesti, soprattutto grazie ai social, gruppi distribuiti sul territorio hanno la possibilità di lavorare assieme.
Chiaramente esistono anche dei rischi, come per esempio quello di aprire delle piattaforme poi difficili da governare. Per ovviare a questa e altre criticità si stanno facendo strada figure professionali come il Communication Manager, che ha anche il compito di ottimizzare il lavoro quotidiano di gruppi che comunicano e operano solo tramite la rete.
Innovazione non solo digital e nuove modalità di organizzazione del lavoro
Innovare al giorno d’oggi non significa focalizzarsi esclusivamente sull’ambito digital, che rimane comunque molto importante. Bisogna infatti guardare anche alle tecnologie esponenziali (nanotecnologie, biotecnologie, quantum computing, stampa 3D), essenziali per divulgare su larga scala saperi specialistici che, fino a qualche anno fa, erano patrimonio esclusivo di poche persone.
Essenziale è anche guardare alle nuove modalità di organizzazione del lavoro. Il suddetto, è sempre più orientato a un’ottica smart, caratterizzata dalla presenza di professionisti che gestiscono in maniera agile e autonoma le proprie mansioni, operando da remoto grazie agli strumenti che ci offre la tecnologia.
Molto popolare tra i millennials, lo smart working è considerato un asset chiave per le aziende che vogliono innovare, dal momento che permette ai singoli professionisti di gestire al meglio il contributo all’organizzazione. Il contesto necessita comunque di figure professionali che sappiano concretizzare un’integrazione ottimale tra i vari lavoratori, onde evitare il rischio di frammentazione.
Se tutto viene gestito al meglio, ciascuna figura professionale può diventare nel tempo più capace e competitiva nel proprio settore di riferimento, con ovvi vantaggi per l’intera azienda e chance in più nel percorso di innovazione. Essenziale per raggiungere questi risultati è però la creazione di team affiatati, vere e proprie reti creative che includano professionisti, idee e risorse orientati a un medesimo obiettivo.
La tecnologia può diventare quindi sempre più motore di crescita, grazie anche alla mediazione dell‘uomo: nodale per integrare tra loro le varie competenze, per contrastare ombre importanti come i virus con riscatto, il cyberbullismo e la cybercondria o per fare in modo che gli utenti finali possano beneficiare concretamente della creatività delle idee di chi si impegna per innovare.
