Lavoro e intelligenza artificiale: quanto siamo a rischio?
L’introduzione nel lavoro delle IA è già avvenuta da diverso tempo. Ci sono intelligenze artificiali che supervisionano impianti elettrici e di forniture energetiche, altre che assistono i medici durante delicate operazioni e altre ancora che si occupano di gestire i contenuti sui social network.
L’ambito lavorativo è letteralmente invaso dalle IA, seppur molte di queste siano ancora in fase embrionale e non abbiano ad oggi raggiunto un grado di evoluzione “pericoloso” per i lavoratori umani. Ma c’è da preoccuparsi pensando al futuro?
Le IA possono sostituire l’uomo?
La paura che i robot possano rubare il lavoro agli umani, dopotutto, non è poi così irrazionale visto che l’umanità ha già vissuto una fase evolutiva similare. La rivoluzione industriale, infatti, ha introdotto l’uso di macchinari sempre più sofisticati, facendo perdere milioni di posti di lavoro, ma creandone anche di nuovi e permettendo all’essere umano di sentirsi ancora utile.
Le IA sostituiranno completamente l’uomo in ambiti lavorativi in cui la ripetizione è il fulcro dell’attività stessa. Professioni come il tassista, il cassiere, gli operai, i centralinisti di call center, ecc., sono tutte attività lavorative destinate a sparire.
Questa nuova evoluzione nel mondo del lavoro è ritenuta plausibile anche da una famosa agenzia di ricerca che ha stimato una perdita di 1,8 milioni di posti di lavoro entro pochi anni. Questa cancellazione però, sempre secondo le stime, dovrebbe generare oltre 2,3 milioni di nuovi impieghi quando le IA verranno utilizzate in maniera più massiccia nel settore lavorativo.
Il lavoro delle IA fa paura?
Le previsioni però non bastano a mettere d’accordo tutti e gli scettici sull’introduzione nel lavoro delle IA sono sempre più in aumento. La preoccupazione principale di chi si oppone a questa inevitabile evoluzione tecnologica è che, un giorno, i robot si sostituiranno completamente all’uomo, rendendolo essenzialmente superfluo.
Gli esperti di intelligenza artificiale però cercano di smorzare i toni, spiegando che ci sarà sempre bisogno dell’essere umano. Le IA infatti avranno necessità di essere monitorate costantemente, poiché non saranno in grado di risolvere ogni problema.
Quelle impiegate nel marketing, ad esempio, potrebbero non saper rispondere a tutte le domande dei clienti (ed è proprio in casi simili che dovrebbe diventare fondamentale l’intervento umano).
La creatività può essere un lavoro da IA?
A volte le IA potrebbero rivestire solo ruoli marginali di assistenza, soprattutto in quei mestieri che si basano sulla creatività. Non a caso insegnare a una macchina ad essere creativa è, ad oggi, un’utopia.
Tuttavia anche i creativi dovranno evolversi, poiché è altamente probabile che le IA saranno in grado, un giorno, di eliminare gran parte del lavoro di ricerca grazie alla loro innata capacità di analizzare milioni di dati in pochi istanti.
Un buon esempio per comprendere questo concetto può essere quello relativo al lavoro di uno scrittore, il quale potrebbe delegare all’intelligenza artificiale il compito di gettare le basi di una bozza, così da dover poi soltanto correggerla e arricchirla con uno stile più umano.
Oppure in ambito grafico, dove le IA potrebbero selezionare immagini pertinenti da un enorme database e creare un primo collage su cui poi la persona potrà lavorare.
In questo momento l’umanità si trova sulla soglia di una nuova e inevitabile evoluzione: un salto generazionale che finché non si sarà concretizzato non potrà essere definito né in modo negativo né in modo positivo. Secondo le aspettative, però, il lavoro delle IA si affiancherà a quello degli umani, migliorandone drasticamente la resa e la sicurezza.
