Microchip neurale: futuro o fantascienza?
L’idea di un microchip al cervello potrebbe presto diventare realtà. In un contesto che ci vede sempre più vicini all’arrivo delle auto a guida autonoma nella quotidianità, sono diversi i progetti che si propongono di creare un microchip da impiantare nella corteccia cerebrale.
Secondo quanto riportato da un autorevole quotidiano economico, sarebbe in stadio embrionale una società che incentrerebbe la sua attività sulla creazione di piccoli elettrodi da impiantare nel cervello. Si tratterebbe di una tecnologia con scopi eminentemente terapeutici. La società che la sta sviluppando si propone anche di potenziare le funzionalità del cervello umano in modo da evitare che possa essere soppiantato in un futuro prossimo dalle Intelligenze Artificiali.
I microchip nei programmi di health care in ambito militare
Quando si parla di microchip al cervello e di nanotecnologie che permettono l’interfaccia uomo – macchina è importante ricordare che, già nel 2014, la presidenza USA ha annunciato l’avvio di un programma di ricerca della durata di cinque anni e finalizzato alla prevenzione dei suicidi tra le fila dei militari.
Il progetto in questione, condotto da una agenzia del Pentagono che si occupa di sviluppare tecnologie all’avanguardia per l’esercito americano, prevede la produzione di diverse tipologie di chip in grado di intervenire sul funzionamento del sistema nervoso e aventi lo scopo di aiutare i soldati a guarire da diverse patologie, tra le quali sono presenti l’artrite reumatoide e il disturbo post traumatico da stress. In questo caso, si utilizzerebbero componenti elettromagnetici in grado di controllare gli organi del corpo umano.
Una delle più importanti difficoltà relative a questo progetto riguarda la dimensione dei chip che, dovendo essere impiantati sotto pelle, devono essere molto piccoli. Ricordiamo che tecnologie di questo tipo sono già in uso in medicina per curare diverse tipologie di malattie. I chip hanno però dimensioni affini a quelle di un mazzo di carte e, quando vengono impiantati chirugicamente, provocano spesso effetti collaterali.
Per questo motivo alcuni ricercatori facenti parte della forza scientifica del Pentagono hanno affermato che i chip relativi a questo progetto saranno fortemente miniaturizzati e progettati per essere inseriti sotto pelle con un ago.
Microchip neurale: tra finzione cinematografica e realtà
Di microchip al cervello e in altre parti del corpo ha parlato anche il cinema in diverse e recenti pellicole. La finzione è stata incentivo per dibattiti scientifici durante i quali esperti di fisiologia, neuroscienze e bioingegneria si sono confrontati facendo il punto sulla situazione attuale, che vede come tecnologia di punta gli impianti cocleari, orecchie artificiali elettroniche che, proprio grazie a un chip di piccole dimensioni, permettono ai sogetti ipoudenti di sentire.
La ricerca sta per facendo passi da gigante e, a detta di diversi esperti, ha già dimostrato la possibilità di potenziare la memoria degli esseri umani attraverso l’impianto di un chip al cervello. Gli ambiti di studio sono numerosi e vedono in primo piano la possibilità di ridare la vista agli ipovedenti. L’Intelligenza Artificiale, seppur con risultati da perfezionare, è già stata utilizzata nel decoding cerebrale, con lo scopo specifico di ricostruire quanto alcune persone avevano avuto modo di vedere nel corso della propria vita prima di andare incontro a problemi di ipovisione.
Gli esperti hanno posto l’accento anche sullo sviluppo dei sistemi Brain – Computer Interface, ossia interfacce neurali tra cervello e computer che risultano particolarmente utili per i disabili e che permettono già ai soggetti tetraplegici di muovere braccia robotiche grazie a chip collegati al cervello, riuscendo di fatto a tradurre il pensiero in movimento concreto.
