Minacce informatiche: ultime evoluzioni e risvolti
Le minacce informatiche si stanno evolvendo in modo rapido e, se non vengono adeguatamente contrastate, rischiano di generare danni ingenti. Il fatto che nel 2020 ci sia stato un picco nell’incremento degli attacchi digitali, dipende in buona parte dal ricorso massivo al lavoro da remoto.
A causa della pandemia di Covid-19 e dei lockdown imposti per arginarla, molte aziende hanno infatti ripiegato sullo smart working. Tale scelta ha però aperto le porte ai cyber criminali che, proprio grazie a essa, sono stati messi nella condizione ideale per sferrare più facilmente attacchi ad ampio raggio.
Il lavoro da remoto è il più bersagliato
Violare una rete aziendale ben protetta e dotata di un team IT che si occupa di verificarne e testarne quotidianamente le difese, è una sfida piuttosto impegnativa anche per i migliori hacker. Tuttavia, ora che i lavoratori sono costretti a sfruttare la rete domestica per accedere a quella aziendale, le opportunità di successo di un attacco sono maggiori.
Prendere di mira un router o un modem di uso comune, è molto più facile per i pirati informatici che possono approfittare dell’ingenuità di persone con una scarsa formazione sui rischi del web e del basso grado di protezione dei suddetti sistemi.
Anche l’impiego di dispositivi personali non adeguatamente protetti per svolgere attività lavorativa da casa, può costituire un serio pericolo per la sicurezza aziendale. Smartphone, tablet, PC o laptop, che sono raramente provvisti di antivirus efficienti o di sistemi di criptazione dei dati, possono rappresentare un’ottima porta di accesso per i malintenzionati.
Di solito l’hacker non ha come obiettivo primario quello di colpire il singolo lavoratore, ma di sfruttarlo per ottenere i suoi accessi alla rete aziendale, così da aggirare più semplicemente le misure difensive approntate dalla cyber security interna.
L’evoluzione delle minacce informatiche
Perfino il dipendente meno avvezzo ai pericoli del web ormai è consapevole di come funzionino le e-mail o i messaggi malevoli e sa di non dover installare file sospetti né cliccare su link sconosciuti. Nonostante questo, il phishing rimane una delle minacce informatiche più pressanti per le aziende e quello che davvero preoccupa è come la strategia usata per attuarlo si stia evolvendo di continuo.
Gli hacker hanno adattato tale metodologia di attacco in modo che le comunicazioni inviate risultino assolutamente veritiere. Ciò è stato reso possibile grazie a risorse sofisticate e all’impiego di tecnologie come l’Intelligenza Artificiale o il Machine Learning.
Fra le più recenti truffe a tema Covid-19 perpetrate tramite il phishing, due sono quelle che hanno dato i migliori risultati ai cyber criminali: una propone la fornitura di dispositivi di protezione personale difficili da reperire, mentre l’altra offre supporto ai lavoratori a distanza spacciandosi per l’helpdesk ufficiale dell’azienda in cui lavorano o di cui sfruttano i servizi.
Tali messaggi fungono da veicolo per l’iniezione di software dannosi nel dispositivo bersaglio, con lo scopo di controllarlo da remoto oppure di rubarne le credenziali di accesso. Oltre ai comuni virus e trojans (Rat), i più pericolosi sono i ransomware che nel 2020 hanno causato innumerevoli danni economici alle imprese di quasi ogni settore.
Il 2021 si prospetta un anno particolarmente intenso per gli esperti di sicurezza informatica, i quali si troveranno a dover ripensare in toto i sistemi difensivi delle aziende, tenendo conto degli sviluppi delle nuove minacce informatiche.
Dato che l’aumento dell’IoT in ambito domestico complica molto tale compito, servono una formazione adeguata per gli smart worker e l’adozione di dispositivi sicuri forniti direttamente dall’azienda stessa.
