Cos’è il mining e come funziona?
Come funziona il Bitcoin mining e perché le schede video hanno per esso tanta rilevanza? Per rispondere a tali domande è importante procedere per gradi, spiegando la definizione dei vari termini appena citati.
Il Bitcoin rappresenta una valuta virtuale nata nel 2009 da un’intuizione di Satoshi Nakamoto, che oggi viene utilizzata per l’acquisto di beni reali come alimenti, veicoli, ecc. Anche se tutti possono coniare nuove monete del genere, esse hanno valori fluttuanti e disponibilità limitate.
L’azione di generare/reperire criptovalute viene definita mining e per eseguirla gli utenti devono essere attivi in rete, fornendo potenza di calcolo del proprio PC per incrementare la sicurezza della rete: più potenza viene data e maggiore è la ricompensa ricevuta in valuta virtuale.
Per diventare dei miner bisogna associarsi a un consorzio definito pool, in cui chi è presente offre risorse del proprio computer per consentire l’esecuzione di calcoli complessi. Prima di fare ciò, però, i partecipanti devono aprire un account personale e scaricare un programma in Java.
Nel momento in cui il pool risolve una crittografia, riceve una ricompensa in Bitcoin che viene suddivisa tra i membri del consorzio a seconda di quanto hanno contribuito anche in termini di risorse fornite.
Per fare mining basta munirsi di un PC, di una connessione web, di un wallet per criptovalute e di Java. Anche se è indifferente usare Mac, Linux o Windows, se si adoperano microprocessori standard bisogna avere delle schede video con memoria dedicata e prestazioni eccellenti.
Visto che, oggi, un computer normale permette di guadagnare appena 2 euro l’anno, chi vuole ottenere ricavi maggiori deve acquistare macchine con processori ad altissime prestazioni dedicati proprio a questa attività.
Tali processori definiti ASIC miner sono più veloci, compiono un numero maggiore di hash e aumentano le probabilità di chiudere blocchi. PC del genere sono inoltre progettati per essere lasciati accesi a lavorare giorno e notte senza sosta.
Se tra i modelli di hardware più scelti rientrano Hash rate di 9.0 TH/S e Antminer S3+ Bitmain, anche il software gioca un ruolo importante: BFGMiner, MinePeon, Cgminer, BitMoose e Poclbm-mod vanno certamente per la maggiore.
Come anticipato in precedenza, in questo discorso giocano un ruolo molto rilevante anche le schede video, che vanno scelte con grande attenzione. La prima cosa da evitare sono di sicuro i modelli con meno di 4 GB di memoria.
Poi si devono considerare le prestazioni date che si stabiliscono considerando i Megahash al secondo (MH/s). Ciò corrisponde al numero di controlli sull’hash eseguiti dalla scheda grafica: più sale l’hash rate meglio è.
Tra i calcolatori che aiutano a capire cosa prendere rientrano Profitability Calculator di Nicehash e calculator di Cryptocompare, mentre le schede più vendute sono Radeon RX 580 8 GB, Radeon RX 480, Radeon RX 570, GTX 1070, GTX 1060 6 GB.
Nel mercato esistono moltissimi modelli a prezzi meno convenienti che garantiscono buonissime prestazioni, ma i miner professionisti tendono a scartarli, perché aumentano i costi energetici e riducono i guadagni.
Come è evidente da quanto detto, il Bitcoin mining rappresenta ormai un’attività diffusissima che interessa un numero di persone in continua crescita. Ciò nonostante proprio tale diffusione lo rende un’attività tramite cui comincia ad essere molto difficile guadagnare.
La prima cosa da fare per ottenere dei buoni riscontri è informarsi bene sull’argomento e munirsi di tutti gli strumenti necessari per ottenere ricavi veri. Processori, schede video e tutta la componentistica software possono davvero fare la differenza.
