Pompe di Calore: un boom ormai assodato
Il settore delle pompe di calore fa registrare un boom considerevole ormai da diversi anni. L’adozione di questi sistemi basati sullo scambio termico assicura diversi benefici: i principali riguardano un minor impatto ambientale e un considerevole risparmio energetico.
Il 2020 è il quarto anno consecutivo in cui il mercato ha prodotto un incremento a doppia cifra delle vendite. I dati confermano inoltre che, solo nel 2019, in tutta Europa sono state installate circa 1,26 milioni di unità, raggiungendo un vero e proprio record per questa categoria di soluzioni.
I fattori determinanti il successo delle pompe di calore
Le informazioni raccolte (che tengono conto di una durata media di circa venti anni degli impianti) confermano come le pompe di calore facciano parte di un settore in fortissima espansione. Si calcola infatti che nel Vecchio Continente le unità installate sono 11,80 milioni su un totale di 244 milioni di edifici residenziali.
Ciò che sta determinando questo successo è da ricercarsi prima di tutto in tre tendenze:
- una tecnologia in continua evoluzione che permette di ampliare gli intervalli di temperature a cui lavorano le pompe di calore (con le più recenti che riescono a operare anche a -25 °C, fornendo acqua calda fino a 65 °C). Tale aumento offre la possibilità di installare le suddette soluzioni in un maggior numero di edifici;
- la continua ricerca di alternative a basso impatto ambientale, che fa propendere la scelta verso sistemi di riscaldamento basati sulle pompe di calore. Questa necessità è da imputarsi principalmente alle direttive politiche europee, che limitano il fabbisogno termico per metro quadro e favoriscono l’integrazione delle energie rinnovabili;
- l’incremento delle vendite che ha contribuito all’abbassamento dei costi di produzione, rendendo i prezzi più accessibili. Stanno diventando sempre più comuni soluzioni ibride, in cui l’elettricità auto-prodotta (ad esempio attraverso un impianto fotovoltaico) viene impiegata per il riscaldamento a costi contenuti tramite pompe di calore.
Un’ulteriore tendenza per il futuro potrebbe essere quella legata alla fornitura di servizi in risposta alla domanda crescente. Ciò determinerebbe senza alcun dubbio la nascita di una nuova forma di business e la costituzione di una fonte di reddito cospicua per i fornitori di impianti basati su scambio termico.
I numeri del mercato europeo sono impressionanti
Il boom di vendite di pompe di calore (in particolare negli ultimi due anni) dimostra un’effettiva espansione nel mercato di queste soluzioni. È molto interessante notare come l’88% delle vendite sia tuttavia concentrato in appena dieci paesi dell’Unione.
La top 5 è guidata dalla Francia (con 275.114 unità vendute e una crescita del 12,3%), seguita dall’Italia (200.433 unità vendute e crescita del 12,1%), dalla Spagna (119.928 unità vendute e crescita del 12,3%), dalla Svezia (107.834 unità vendute e crescita del 3,4%) e dalla Germania (99.100 unità vendute e crescita del 8,2%).
Nei posti successivi sono presenti i Paesi nordici, che hanno registrato una notevole penetrazione nel mercato delle pompe di calore, grazie anche a investimenti sul patrimonio edilizio e a contributi tecnologici nel settore delle ristrutturazioni. Prima c’è la Norvegia con 25.761 unità, poi la Danimarca con 5.882 unità e la Finlandia con 2.021 unità.
Se tali cifre manterranno un incremento costante fino al 2030, dovrebbe diminuire concretamente la domanda energetica europea. Nonostante tale eventualità non sia da considerarsi impossibile, va comunque specificato il fatto che una previsione del genere è fin troppo ottimistica, poiché richiede un tasso di crescita annuale pari ad almeno il 21%.
A ciò si aggiungono altri problemi come l’adeguamento dei requisiti di efficienza degli edifici, il potenziamento della qualifica dell’installatore (oltre che di architetti e progettisti) e naturalmente lo sviluppo di misure di accompagnamento per assistere al meglio i clienti.
Come si evince da quanto detto, il percorso per arrivare alla decarbonizzazione auspicata nei vari trattati e piani per la tutela dell’ambiente (tipo il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima – PNIEC) è ancora piuttosto lungo e ricco di ostacoli, ma la direzione intrapresa sembra essere quella giusta.
