R32: genesi, evoluzione, aspettative future
La scelta di impiegare l’R32 come gas refrigerante nei sistemi di climatizzazione del futuro, è una discussione ancora aperta e controversa. Alcuni produttori hanno già abbracciato il passaggio a questo gas dal GWP (Global Warming Potential) molto ridotto, altri invece continuano a procrastinare un cambiamento che sembra tuttavia inevitabile.
Le argomentazioni per tale riluttanza sono svariate e molte di esse sembrano derivare da una diffusa ignoranza sul tema. Per scoprire dove sta la verità, è bene analizzare nel dettaglio cos’è l’R32, quali sono le sue caratteristiche e perché molti lo considerano la migliore alternativa per il prossimo futuro.
Caratteristiche e vantaggi dell’R32
Uno dei pensieri comuni è che l’R32 sia un gas refrigerante di nuova generazione. La realtà dei fatti è tuttavia diversa, poiché questo gas viene già utilizzato da molti anni come parte della miscela che costituisce l’R410A (il refrigerante attualmente più diffuso nel mercato). Rispetto alla miscela di cui è parte integrante (l’R410A è infatti composto dal 50% di R32 e dal 50% di R125), dispone di un GWP molto più basso, che si attesta a 675 (contro i 2088 dell’ R410A).
Questa caratteristica, insieme alla ridotta quantità di refrigerante necessaria per far funzionare correttamente le unità e a una maggiore efficienza energetica, lo hanno reso il candidato perfetto per rispondere alla domanda di gas a basso impatto ambientale.
Evoluzione, obiezioni e problemi dell’R32
L’introduzione di sistemi di condizionamento basati sull’R32 ha incontrato difficoltà di varia natura nel corso degli anni. Nel 2017, molti fornitori erano riluttanti a commercializzare questo genere di prodotti, a causa della leggera infiammabilità tipica del suddetto refrigerante (classificata 2L secondo lo standard ISO 817).
Sono state sollevate anche moltissime questioni in merito alla difficoltà di gestione dei sistemi che ne facevano uso, in particolare legate alla necessità di introdurre misure di sicurezza extra (se il quantitativo di refrigerante introdotto supera i 12Kg).
La continua domanda di gas refrigeranti a basso GWP e la limitata disponibilità delle scorte di R410A (il cui prezzo continua a salire anche oggi) hanno comunque portato i sistemi basati su R32 a prendere sempre più piede, arrivando ad avere una discreta diffusione (in particolare per sistemi mono e multisplit). Ci sono tuttavia delle limitazioni di cui bisogna tenere conto.
Un esempio è l’impossibilità di usare l’R32 come sostituto di altri gas refrigeranti in sistemi non adeguatamente riconvertiti (retrofit). Oppure il limite massimo di 60Kg caricabili in un sistema che ne impedisce quindi l’uso nei VRF più grandi.
Le aspettative più probabili per il futuro
Gli esperti hanno fatto alcune ipotesi interessanti sui possibili scenari futuri, legati alla diffusione dell’R32 e al tipo di dispositivi che ne faranno uso. Le previsioni (puramente teoriche, seppure basate su dati solidi) riguardano il mercato del condizionamento fra il 2022 e il 2025. Le più probabili sono:
- sistemi split a bassa potenza che utilizzeranno l’R32;
- chiller ibridi che utilizzeranno la tecnologia compressore inverter VRF (variable refrigerant flow) , insieme a refrigeranti a basso GWP (come CO2 o altri non HFC);
- sistemi ibridi VRF/chiller che impiegheranno l’acqua come il refrigerante a medio-basso impatto;
- soluzioni VRF a bassa potenza basati su R32.
Sempre secondo gli esperti, è tuttavia molto improbabile che si vedranno nel prossimo futuro VRF di grande capacità, pensati per utilizzare l’R32 come gas refrigerante. Si renderà dunque necessario puntare ancora sulla ricerca, in attesa di refrigeranti ancor meno inquinanti e più facili da gestire.
