Refrigeranti alternativi: quali verranno impiegati in futuro?
Negli ultimi anni, il settore del freddo si è prodigato nella ricerca di refrigeranti alternativi, capaci di rispondere nel modo corretto all’imminente necessità di abbassare le emissioni nocive. Ciò per il semplice fatto che l’inquinamento causato da apparecchi tipo i climatizzatori e i frigoriferi è diventato (nel corso del tempo) un problema così grande da non poter più essere né ignorato né tantomeno sottovalutato.
La legislazione europea si è via via irrigidita nei confronti del tema in questione, ponendo progressivamente nuove restrizioni (codificate nella Direttiva 517/2014) per incentivare i produttori ad adottare refrigeranti a basso GWP (Global Warming Potential). Nonostante si stiano dunque già compiendo dei passi importanti per migliorare la situazione in essere, di fatto resta però una fortissima incertezza in merito a quelli che saranno i futuri trend del mercato.
I refrigeranti alternativi attualmente più diffusi
Come anticipato, le normative sempre meno permissive dell’UE hanno lo scopo di far sparire in modo graduale i refrigeranti ad alto GWP. A partire dal 2020, ad esempio, sono stati vietati tutti quelli con un valore superiore a 2500 (come R404A e R507A), mentre dal 2022 è invece stata prevista l’eliminazione di quelli con GWP pari o superiore a 1500 (R410A).
Le miscele chimiche che sono state alternate negli ultimi anni per identificare la più performante, sono tante. Tutte presentano caratteristiche uniche e vantaggi diversi, ma nessuna è per ora riuscita a prevaricare nettamente sulle altre. Questi refrigeranti alternativi possono a livello generale essere suddivisi in due macro-categorie:
- refrigeranti naturali: di cui fanno parte ammoniaca (R717), anidride carbonica (R744), propano (R290), isobutano (R600) e propilene (R1270);
- refrigeranti sintetici: tra cui rientrano idrofluorocarburi, idrofluoroolefine e miscele basate su di essi, come R32, R1234yf, R1234ze, R1233zd, R454B, R513A, R455A, R448A, R449A e R452B).
I primi hanno effetti negativi minimi (o nulli in alcuni casi) sul riscaldamento globale e risultano in generale molto efficienti. Presentano tuttavia anche alcuni difetti, come l’alta infiammabilità, la possibilità di formare miscele pericolose e la necessità di costruire impianti pensati preventivamente per funzionare proprio con tali sostanze.
I secondi sono caratterizzati da un basso GWP, una scarsa tossicità e un ridotto rischio di infiammabilità. Purtroppo però tra i loro svantaggi rientra il fatto che la maggior parte di quelli elencati sono inodore e più pesanti dell’aria. Il che si traduce in un elevato rischio per la sicurezza in caso di malfunzionamento dell’impianto.
I migliori refrigeranti su cui puntare in futuro
Alla luce di quanto detto, è chiaro che non è facile identificare con precisione i migliori refrigeranti alternativi da adottare negli anni a seguire. Tutti presentano pro e contro che li rendono efficienti in determinati ambiti applicativi e poco affidabili in altri. Come operare dunque una scelta coscienziosa per il futuro?
Un fattore determinante di cui si deve tenere conto è senza alcun dubbio il potenziale per il riscaldamento globale. Tale parametro, che è al centro del dibattito internazionale sulla tutela del clima, darà vita a politiche sempre più stringenti man mano che ci si avvicinerà al 2030 (data in cui ci si auspica di raggiungere l’impatto zero).
Considerato ciò, risulta pertanto saggio optare in favore di refrigeranti a basso GWP come quelli naturali, poiché rischiano di essere meno soggetti alle future restrizioni. Nelle giuste condizioni e in impianti costruiti ad hoc, hanno poi la capacità di raggiungere ottimi livelli prestazionali. Inoltre, sono decisamente poco costosi per le aziende.
Per dare completezza al quadro, è tuttavia necessario sottolineare che tali sostanze presentano rischi più elevati di incendio ed esplosione. Sarà quindi cruciale puntare su un’attenta formazione del personale che li dovrà maneggiare, su una progettazione innovativa e moderna degli apparecchi e su un costante monitoraggio degli impianti stessi.
