Rifiuti e ambiente: quanto durano i nostri scarti?
Quanto durano i rifiuti nell’ambiente? Per rispondere a questa domanda dobbiamo parlare di biodegradabilità: una proprietà tipica delle sostanze organiche, che consente di mantenere il corretto equilibrio ecologico della Terra.
Di fatto la biodegradazione si verifica nel momento in cui una sostanza che può andare in decomposizione viene assalita dai saprofiti. Particolari batteri in grado di estrarre gli enzimi che rendono la sostanza in questione decomponibile.
Se i rifiuti decomponibili vengono assorbiti dal terreno, quelli non decomponibili restano in superficie, causando fenomeni come l’inquinamento e altri gravi problemi legati all’ambiente. Nostro malgrado, oggi giorno la maggior parte degli oggetti in uso non è del tutto decomponibile.
Per meglio comprendere tale discorso, basti sapere che composti naturali quali la carta sono decomponibili, mentre i tantissimi prodotti sintetici presenti in circolazione non lo sono, perché in natura non esiste un batterio capace di semplificare i materiali di cui si compongono.
Utile può essere sapere che, ad esempio, l’ambiente impiega 50 anni per digerire una scatoletta in metallo, 4000 anni una bottiglia di vetro, 450 anni i pannolini usa e getta, dai 20 ai 100 anni una latta in alluminio e dai 100 ai 1000 anni i piatti o i bicchieri di plastica.
Ma entriamo nello specifico: se rifiuti come i torsoli di mela impiegano mediamente due settimane per andare in decomposizione, salviette, giornali e sacchetti di carta ci mettono di solito un mese. Sei settimane per bucce di banana e scatole di cereali, ma due-tre mesi per i contenitori del latte.
Mentre il cotone delle magliette e i libri tascabili richiedono sei mesi, i vestiti di lana arrivano a circa un anno. Due anni invece servono per le bucce d’arancia, fino a cinque anni per i cappotti di lana e dai 10 ai 20 anni (o forse molto di più) per i sacchetti di plastica.
I vasetti di vetro possono richiedere un quantitativo di tempo compreso tra uno e due milioni di anni, ma le batterie dotate di sostante chimiche come il mercurio e il piombo ancora di più (quindi vietatissimo gettarle per terra o in cestini non dedicati).
Certo detta in questo modo la situazione sembra assolutamente drammatica e in effetti possiamo davvero dire che lo è. Spiagge, mari e terreni pieni zeppi di rifiuti sono presenti in tutto il pianeta e, per come stanno adesso le cose, una soluzione sembra piuttosto difficile da trovare.
Da un lato ci sono governi e governi incapaci di adottare misure effettivamente efficaci, mentre dall’altro lato ci sono persone poco sensibilizzate e non ancora ben educate per gestire la situazione nel modo più corretto.
Mai come in questo caso l’intervento del singolo potrebbe garantire miglioramenti enormi nel breve, medio e lungo periodo. Miglioramenti raggiungibili semplicemente facendo la raccolta differenziata ogni giorno e impegnandosi per non alimentare l’inquinamento globale.
Da questo punto di vista sembra anche semplice, ma nella realtà dei fatti non lo è per niente. Perché, se sbagliare è lecito, in alcuni casi sopraggiunge anche la pigrizia. Quella stessa pigrizia che fa passare la voglia perfino di percorrere qualche metro in più per raggiungere un cestino.
Rifiuti e decomposizione fanno parte di un’unica grande problematica, che da sempre affligge il nostro pianeta. Un pianeta costretto a sopportare una presenza e un intervento umano che, con il passare degli anni, potrebbero effettivamente mandare in tilt tutti gli equilibri ecologici.
