SAP Executive Summit 2025: l’IA come futuro per il business
Il SAP Executive Summit 2025 ha rappresentato un punto di svolta nel dibattito dell’innovazione tecnologica aziendale. Ambientato nella storica cornice di Villa d’Este, a Cernobbio, il summit ha riunito oltre cento tra i principali decision maker italiani del settore pubblico e privato.
Tema centrale dell’evento: come l’intelligenza artificiale, in tutte le sue declinazioni più moderne, può costituire una leva strategica per ridisegnare i modelli di impresa, migliorare l’efficienza e creare nuovo valore, in un contesto economico sempre più esigente e interconnesso.
Dal futuro al presente: una visione invertita
Lo slogan del meeting – “Prima domani” – è stato scelto in maniera tutt’altro che casuale. L’idea è in pratica stata quella di ribaltare completamente il classico ordine delle priorità, cercando di partire da ciò che si vuole con concretezza per il futuro, così da poter arrivare a modellare le decisioni del presente.
Un approccio che ha richiamato l’urgenza di pensare in modo sistemico e proattivo, soprattutto in un contesto dove la velocità del cambiamento impone di prendere decisioni oggi per problemi che emergeranno domani. È stato un invito ad anticipare le tendenze e ad abbracciare la trasformazione digitale come strumento di resilienza e progresso.
Come già accennato, il focus di ogni discussione emersa durante il summit è stato l’intelligenza artificiale. Non più considerata come un mero strumento da integrare in alcuni processi, ma piuttosto come una componente infrastrutturale, destinata a diventare parte integrante del modo in cui le aziende prendono decisioni, si organizzano e creano valore.
L’AI non è solo un semplice “progetto” o una tecnologia da testare su piccoli casi d’uso. Essa è un’architettura di pensiero e operatività, che va nativamente integrata nei flussi aziendali. Questa nuova visione impone un ripensamento dei ruoli, delle competenze e degli stessi modelli organizzativi. L’AI permette infatti di:
- automatizzare attività ripetitive;
- supportare decisioni complesse grazie all’analisi predittiva;
- e persino creare contenuti inediti attraverso la generative AI.
Dalla GenAI all’Agentic AI
Uno degli sviluppi più interessanti che sono stati evidenziati ha riguardato il passaggio dalla Generative AI all’Agentic AI. Se la prima si focalizza sulla creazione autonoma di contenuti, la seconda rappresenta un salto qualitativo, tramite cui i sistemi intelligenti possono agire in contesti definiti, gestire task complessi, interagire con altri sistemi e apprendere da ogni interazione. L’Agentic AI porta l’automazione a un nuovo livello, avvicinandola all’indipendenza decisionale.
Tali agenti intelligenti possono svolgere funzioni manageriali, supervisionare progetti, personalizzare offerte in tempo reale o monitorare reti produttive complesse. Il risultato è un’azienda più agile, flessibile e in grado di rispondere in maniera adattiva alle sollecitazioni del mercato.
Perché l’AI possa esprimere tutto il suo potenziale, è necessario che i dati siano accessibili, integrati e affidabili. In questo senso, il cloud è il fondamento su cui si costruisce la nuova intelligenza aziendale. Permette un accesso in tempo reale ai dati, favorisce l’adozione continua di innovazioni (grazie ai rilasci frequenti) e consente un’interconnessione più fluida tra partner, fornitori e clienti.
I business network digitali assumono qui un’importanza centrale: diventano il luogo nel quale il valore si crea attraverso la collaborazione tra gli organismi coinvolti, tutti interconnessi e alimentati da sistemi intelligenti pronti ad apprendere, suggerire e ottimizzare.
Superare la frammentazione: la sfida culturale e tecnologica
Uno dei punti di attenzione più rilevanti emersi dal SAP Executive Summit 2025 è stato l’imperativo di superare la frammentazione, sia a livello tecnologico che a livello culturale. Troppo spesso i dati sono sparsi in silos aziendali, i processi sono gestiti in modo indipendente e non c’è un disegno unitario volto ad armonizzare tutte le componenti dell’impresa.
L’intelligenza artificiale richiede invece coerenza e condivisione: un ecosistema connesso, dove ogni decisione è supportata da dati integrati e aggiornati e dove la fiducia rappresenta il collante tra tecnologia, processi e persone. In quest’ottica, anche la sicurezza dei dati e la governance diventano leve abilitanti.
Un altro punto cruciale su cui si deve ancora lavorare molto è aiutare l’opinione pubblica a comprendere che l’AI non punta a sostituire l’intelligenza umana, bensì ad amplificarla. Il summit ha messo in evidenza come la vera sfida sia, oltre che tecnica, anche umana. Le persone devono essere messe nelle condizioni di capire, accogliere e sfruttare l’AI come strumento di potenziamento.
Serve una nuova cultura del lavoro fondata sulla fiducia, sulla formazione continua e sulla capacità di collaborare con le tecnologie. Solo così sarà possibile realizzare un’adozione pervasiva e inclusiva dell’AI, che non lasci indietro nessuno e favorisca una crescita condivisa.
Dalla sperimentazione alla concretezza
Uno degli aspetti più incoraggianti emersi dal SAP Executive Summit 2025 è la crescente maturità del mercato italiano. Si è sottolineato che, a differenza del passato, oggi sono oltre 250 le aziende in Italia che, non solo stanno sperimentando l’AI, ma la stanno già utilizzando in modo stabile. Questo è un chiaro segnale che il tempo della teoria è finito. L’intelligenza artificiale è qui, è già integrata nei flussi aziendali e sta generando risultati concreti.
Gli ambiti di applicazione sono i più vari: da supply chain e gestione finanziaria, passando per marketing, gestione delle risorse umane e supporto clienti. In tutti questi settori l’AI si sta rivelando un acceleratore di efficienza, ma anche un abilitatore di nuovi modelli di business.
La trasformazione digitale alimentata dall’AI porta con sé anche una responsabilità sociale. I leader aziendali presenti al summit hanno riflettuto sul ruolo etico che le imprese devono avere nella gestione di queste tecnologie. Trasparenza, inclusività, governance responsabile, attenzione agli impatti sull’occupazione e all’ambiente: sono queste le coordinate dentro cui inserire l’innovazione.
Non si tratta solo di fare più profitti, ma di contribuire attivamente alla costruzione di un’economia più equa, sostenibile e resiliente. In questo senso, l’AI, più che una mera leva tecnologica, è anche e soprattutto una leva politico – culturale.
