Scarsità d’acqua: previsioni e rischi
La scarsità dell’acqua è un problema sempre più presente in un pianeta dove la popolazione continua a crescere: oggi aumenta la richiesta di risorse idriche, ma dobbiamo scontrarci con una cattiva gestione e distribuzione delle stesse. Condizione difficile peggiorata in primis dai cambiamenti climatici e dall’intensificarsi di fenomeni estremi come le inondazioni.
Proprio di questi problemi si è parlato lo scorso 25 ottobre a Roma presso la Sala della Protomoteca, dove si è tenuto il convegno internazionale Acqua e Clima. I grandi Fiumi del mondo a confronto. Un importante incontro che ha cercato di colmare l’imbarazzante carenza di eventi incentrati sulla tematica in questione.
L’appuntamento, che è stato organizzato dal Ministero dell’Ambiente insieme a UNECE, RIOB/IMBO e GAWaC, ha avuto lo scopo di stimolare il dialogo sul tema dell’acqua, con particolare riguardo per la sua scarsità. Allo stesso c’è stato uno scambio di informazioni per tutelare e migliorare la situazione delle risorse idriche, anche grazie alla richiesta di finanziamenti mirati.
La previsione secondo gli esperti è che, continuando in questo modo, avremo entro il 2030 un calo idrico del 40%. Tutto ciò si verificherà se effettivamente (come pensano gli studiosi) all’aumento di ogni singolo grado corrisponde una riduzione per il 7% delle persone del 20% della disponibilità di risorse idriche.
Dello stesso parere, se non peggiore, è anche l’OMS, che spiega come il 90% delle catastrofi naturali sia strettamente o in qualche modo annesso all’acqua. Cosa che porterà per la stessa organizzazione il triplo delle inondazioni entro l’anno 2030, colpendo un numero estremamente maggiore di individui.
Ciò che dispiace è il ritardo maturato prima di affrontare questa importantissima tematica: fino alla COP 21 di Parigi organizzata nel 2015, infatti, l’argomento non era quasi mai stato trattato. Se ci avessimo pensato prima, probabilmente la situazione descritta lo scorso 25 ottobre sarebbe stata meno grave e meglio gestibile.
Nonostante questo, va comunque detto che con interventi radicali e una rieducazione culturale possono essere fatti dei progressi davvero considerevoli. Ciò che più conta in questo momento è che i governi si sensibilizzino e trovino soluzioni efficaci da mettere in pratica già nell’immediato. Certo, il percorso non sarà affatto semplice, ma il futuro richiede un impegno a cui non ci si può proprio sottrarre.
