Schiavitù da smartphone: i dati e come liberarsi
Siamo noi a utilizzare i nostri smartphone o sono questi device a usare noi? La domanda in questione è al centro del lavoro di diversi esperti di sociologia e psicologia che, da più di dieci anni a questa parte, si interrogano sul modo in cui i telefoni di nuova generazione hanno cambiato le nostre vite. Rispetto alle intenzioni dei primi produttore, la situazione è oggettivamente andata in maniera diversa. Lo smartphone è stato infatti originariamente concepito come una sorta di assistente. Oggi come oggi, si può a ragione affermare che siamo noi i servitori del nostro telefono.
Per rendersene conto basta pensare alla costante attenzione che questo device richiede a causa del numero molto alto di notifiche. Social e app di messaggistica istantanea ci hanno ormai abituati alla risposta immediata e alla condivisione dei medesimi sentimenti dei nostri amici attraverso i “Like” o le reactions indignate.
Come lo smartphone ha cambiato la nostra vita
Diversi lavori scientifici che hanno studiato il comportamento umano negli ultimi anni hanno messo in luce come gli smartphone, nati con lo scopo di ottimizzare lo svolgimento di attività importanti, ne abbiano di fatto create di nuove. Queste ultime reclamano sempre di più il tempo degli utenti e lo fanno con modalità che non comportano un reale beneficio per gli utenti finali.
Per capire come le cose siano cambiate basta pensare che il progetto originale dei telefoni che oggi abbiamo in mano prevedeva la possibilità di ascoltare musica, di fare telefonate e di ricevere indicazioni stradali. A metà del primo decennio degli anni 2000, periodo iniziale della rivoluzione mobile, non esistevano neache gli store delle app.
I telefoni di nuova generazione, pur risultando oggettivamente innovativi, sono nati come strumenti il cui utilizzo veniva gestito dal proprietario, che poteva decidere quando e in che modi usare il device. Si tratta di un quadro oggettivamente diverso da quello di oggi, che vede il telefono come un compagno costante delle nostre giornate.
Le soluzioni per combattere la dipendenza da smartphone
Appurata la presenza dello smartphone tra le nuove dipendenze dell’era iper connessa, diverse personalità del mondo scientifico si sono interrogate su come risolvere la situazione. C’è chi ha proposto soluzioni oggettivamente drastiche, come per esempio il ritorno al cellulare classico. Da citare è anche la proposta di un ridimensionamento delle funzioni del device.
Chi caldeggia questa alternativa consiglia di eliminare innanzitutto le app che traggono profitti dall’attenzione degli utenti, come per esempio quelle legate ai social network. Un altro suggerimento a chi vuole dire addio alla dipendenza da telefono consiste nell’eliminare anche le app di notizie che intasano di notifiche lo schermo del device.
I fautori di questo approccio affermano infatti che, a meno di non svolgere professioni come il giornalista o il broker finanziario, non sussiste la necessità di essere informati costantemente su quello che accade nel mondo. Per quanto riguarda i social, vale l’idea che le amicizie, se sono sincere, possono anche aspettare qualche ora per ricevere una risposta.
Addirittura c’è chi pensa che sia possibile evitare il ricorso alle mail di lavoro sul telefonino. Sul fatto che sia comodo rispondere ai messaggi mentre ci si trova in giro nessuno ha da obiettare, ma la comodità è caratterizzata dal rovescio della medaglia del controllo ossessivo dei nuovi messaggi.
Fondamentale in ogni caso è esaminare il fattore causale del problema. Molto spesso ci si rivolge allo smartphone come valvola di sfogo per uno stato di ansia o di arrabbiatura. Spostando la propria attenzione su questi impulsi emozionali, diventa più facili superarli ed evitare di attaccarsi al telefono per tacitare il malessere interiore.
