Sicurezza: 2021 anno difficile per l’IT
Il 2021 si preannuncia come un anno piuttosto difficile per la sicurezza informatica e la pandemia in atto sembra essere la principale causa del problema: con la diffusione del Covid-19, infatti, molte aziende hanno dovuto ripiegare sullo smart working, imponendo una scelta necessaria per la prosecuzione delle attività, ma al contempo rischiosa dal punto di vista dei pericoli legati al web.
I criminali informatici sfruttano sia la vulnerabilità di certe reti domestiche, sia il fatto che vari lavoratori da remoto tendano a sottovalutare l’importanza della cyber security. Con l’adozione delle giuste attività di phishing, sono poi in grado di rubare le credenziali dei dipendenti e di accedere alle reti aziendali in modo abbastanza semplice.
Riduzione del budget per la sicurezza informatica
Nonostante si ipotizzi che le misure di prevenzione al virus e il lavoro da remoto verranno mantenuti almeno per buona parte del 2021, alcune realtà (alla ricerca di un sistema per fare quadrare i conti) stanno aggravando ulteriormente la loro situazione di per sé già precaria, pensando a una riduzione del budget destinato proprio alla cyber security.
Ciò richiederà alle aziende di trovare dei fondi a supporto di tale scelta, soprattutto per quanto concerne la traslazione ai servizi in cloud. A farne le spese sarà il reparto di sicurezza informatica che si troverà a dover gestire al meglio le risorse di cui dispone o addirittura ad affidarsi a soluzioni che richiedano costi di implementazione minimi (come la tecnica di connessione DNS).
A riprova del possibile scenario descritto, ci sono i dati emersi da una recente indagine condotta su un migliaio di CIO e CISO appartenenti a nove paesi dell’EMEA (Europa, Medio Oriente e Africa). La ricerca ha evidenziato come il 68% degli intervistati stia per l’appunto già pianificando un calo degli investimenti nella cyber security.
Sempre nello stesso contesto si evince inoltre come nel 2020 il 71% delle attività abbia avuto problemi inerenti al settore IT, in particolare per quel che riguarda la sicurezza informatica e l’eccesso di domanda di banda e servizi.
Ciò segna per le aziende il distacco da un trend sviluppatosi negli ultimi anni, secondo cui una protezione digitale efficiente non era più solo un semplice requisito di legge, ma anche un concreto vantaggio competitivo nel quale concentrare buona parte degli investimenti.
Alcune contromisure per un possibile picco nelle violazioni
Con un crescente numero di dipendenti obbligati a lavorare in smart working, quest’anno è plausibile attendersi un incremento delle violazioni. Tale fenomeno, che è dovuto alla necessità di rendere le informazioni più facilmente accessibili ai lavoratori, mette i cyber criminali nella condizione di potersene impossessare senza troppe difficoltà.
Anche l’arrivo del 5G rappresenta un problema per gli addetti alla sicurezza informatica aziendale. La medesima tecnologia, infatti, permette ai malintenzionati di sfruttarne la rapidità di risposta e l’ampiezza di banda per sferrare attacchi tanto efficaci quanto discreti.
Il furto di dati sensibili sarà una delle conseguenze principali dell’aggiornamento delle policy per l’accesso alle informazioni. Le difese web aziendali dovranno quindi concentrarsi sul prevenire e l’argine tali eventi. È pertanto utile ricordare alcune pratiche di base per una navigazione sicura:
- creare password complesse e cambiarle regolarmente;
- utilizzare un sistema di accesso basato sui ruoli, così che vi sia un maggiore controllo dei log-in;
- assicurarsi di crittografare tutte le tipologie di dati, siano essi in movimento o statici.
Queste piccole accortezze riusciranno a limitare l’accesso a informazioni sensibili da parte degli hacker. Operazione importantissima, soprattutto considerando il fatto che per il settore IT si prospetta un periodo ricco di problemi da affrontare con un ridotto numero di risorse.
