VPN e Smart-Working: quanto siamo sicuri fuori dalle mura aziendali?
Nel periodo di lockdown imposto dal Covid-19, VPN e Smart-Working sono state due tra le parole più pronunciate. Chi ha sperimentato il lavoro da casa, si è certamente trovato ad avere a che fare anche con la Virtual Private Network: soluzione fondamentale per permettere connessioni sicure durante le attività lavorative da remoto.
Questo strumento è, tuttavia, molto complesso e articolato. Configurare una rete veramente protetta per lo smart-working non è cosa facile, soprattutto se non si hanno competenze in materia. Viene quindi naturale chiedersi quanto sia davvero conveniente usare una VPN per connettersi alle infrastrutture aziendali.
Come funziona una VPN
Quello che rende efficiente l’adozione di una VPN per lo smart-working, risiede nel suo funzionamento. La Virtual Private Network si basa sul concetto di creare un canale “privato”, che permetta di trasmettere e ricevere dati in maniera affidabile. Il grado di protezione è determinato da protocolli informatici specifici, implementabili e abbinabili secondo precisi criteri.
Va però sottolineato che le VPN non sono tutte uguali. Esse si differenziano sia per la tecnologia che sfruttano, sia per l’impiego che ne viene fatto. La classificazione relativa alla tecnologia prevede tre varianti:
- VPN Trusted: contemplano un tipo di connessione in cui non è prevista una procedura di tunneling su un mezzo di comunicazione pubblico. Si utilizzano invece circuiti virtuali, noleggiati da un fornitore esterno, che simulano un singolo cavo all’interno di una ipotetica connessione LAN;
- VPN Secure: usano le reti pubbliche (fra cui internet e piattaforme cloud) e proteggono i dati trasportati con un’apposita crittografia. Incrementano ulteriormente il grado di sicurezza mediante una connessione con autenticazione;
- Hybrid VPN: coniugano alcuni dei vantaggi delle due precedenti tipologie.
In base all’utilizzo che se ne fa, si parlerà poi di VPN Remote Access (quando ad accedere alle risorse è un utente da remoto attraverso un browser o un applicativo ad hoc) oppure di VPN Site-to-site (quando si mettono in connessione distaccamenti della stessa azienda, dipartimenti interni a quest’ultima o società con le quali la realtà collabora).
I protocolli di sicurezza delle VPN
Quello che determina il grado di sicurezza di una VPN durante lo smart-working, sono i protocolli su cui essa si incentra. Anche in questo caso ne esistono molte tipologie, ma i più utilizzati sono l’IPSec (o IP Security) e l’SSL (Secure Socket Layer). Il primo è un protocollo molto robusto che opera sul terzo livello della Pila ISO/OSI, mentre il secondo è quello adottato nelle comunicazioni protette sul web di tipo HTTPS e TLS.
Pur essendo molto sicuro, l’IPSec è fortemente dipendente dall’hardware e dal software. Ciò impone a chi sceglie questa soluzione di procedere con installazioni (spesso dispendiose), che richiedono un alto grado di competenza.
L’alternativa è l’Open VPN, un pacchetto open source di software che consentono di creare connessioni VPN affidabili in maniera agevole. Si basa su crittografia SSL/TLS, è intuitivo e molto facile da installare, grazie a guide a schermo che aiutano anche l’utente meno esperto durante la configurazione.
Si può quindi concludere dicendo che le VPN per lo smart-working sono una scelta saggia, e quasi obbligata, se si desidera operare in sicurezza. Approntando le reti in maniera ottimale, si riducono notevolmente i rischi di attacchi informatici.
Va però precisato che è necessario formare l’utente, affinché conosca le metodologie corrette per utilizzare al meglio questi strumenti. L’uso di password complesse, il rispetto delle norme di comportamento online e gli accorgimenti per evitare la fuga di dati, sono tutte precauzioni tipiche di chi fa uso delle VPN con cognizione di causa.
