Dallo Smart Working non si torna indietro: e meno male
Buona parte dei neo lavoratori da remoto pensa che lo smart working sia innovazione e che rappresenti la strada da seguire in futuro. A dirlo sono i dati di una recente ricerca, eseguita su 10.000 dipendenti di 12 diversi paesi europei, medio-orientali e russi.
Il sondaggio si propone di tracciare un quadro completo sull’esperienza lavorativa da casa, comprensivo di benefici e disagi incontrati. Inoltre, al suo interno si chiede agli intervistati di suggerire alle aziende come investire il budget del 2021 per ottimizzare prestazioni e risorse.
L’esperienza dello smart working ha avuto un impatto positivo
Il lockdown ha costretto tante realtà a ripensare il proprio modo di produrre. Lo smart working è stato un’innovazione per molte di esse e i dipendenti (seppure inizialmente un po’ spaesati) hanno di certo imparato ad apprezzarlo.
In particolare, per gli intervistati in Italia, i principali lati positivi sono stati due: l’elevato grado di autonomia (65%) e un migliore approccio al lavoro in team, grazie a una distribuzione più attenta e consapevole dei compiti (66%).
Scendendo ulteriormente nello specifico, si nota come l’87% dei partecipanti al sondaggio abbia espresso la speranza di mantenere l’autonomia acquisita anche dopo la conclusione della pandemia. L’auspicio di coloro che rientrano in questa percentuale è quello di poter avere una maggiore flessibilità nel determinare quando lavorare da casa e quando recarsi in ufficio.
Vi è dunque un reale desiderio di raggiungere una sorta di equilibrio fra lavoro in presenza e smart working, poiché i due aspetti sono ormai considerati imprescindibili l’uno dall’altro. Le nuove sfide generate dall’occupazione a distanza e la maggior fiducia dimostrata dai dirigenti nei confronti dei propri sottoposti, fungono da cambiamenti importanti e positivi, rispettivamente per il 62% e per il 33% degli intervistati.
Un altro vantaggio del lavoro smart è stato quello di avere la possibilità di gestire meglio la propria giornata. Circa il 61% dei soggetti ha infatti sottolineato come il lavoro da casa abbia permesso di svolgere una migliore attività fisica e di stare di più con la famiglia. Il 48% ha poi asserito che preferisce non dover tornare a fare il tragitto casa – lavoro, così da poter dedicare il tempo risparmiato a una massimizzazione dei propri livelli di produttività.
Gli investimenti da fare con il budget 2021 secondo i dipendenti smart
L’ultima parte del sondaggio ha chiesto ai partecipanti di immaginarsi CEO della propria azienda per un giorno. Questo esperimento è servito a comprendere quali, secondo i lavoratori, potessero essere i punti chiave su cui investire nel 2021.
I risultati emersi sono stati davvero molto interessanti, con ben l’83% degli intervistati che ha suggerito la necessità di fornire ai dipendenti anche a casa la medesima tecnologia utilizzata in ufficio. Nella loro esperienza di smart working, la svolta è stata proprio il poter collaborare a distanza, senza dover sottostare a compromessi tecnologici (almeno per il 66%).
Per quanto concerne la domanda specifica relativa a dove un’azienda dovrebbe investire le proprie risorse per il 2021, i lavoratori hanno individuato gli ambiti che seguono:
- investimento attento e mirato su tecnologie che permettano una maggiore produttività (42%);
- migliore prevenzione sanitaria negli uffici, con accorgimenti capaci di rendere più sicuro il posto di lavoro (31%);
- incremento delle possibilità formative annesse allo sviluppo di competenze digitali (30%);
- miglioramento generale della sicurezza informatica (29%).
Nonostante lo smart working e l’innovazione da esso portata abbiano creato aspettative elevate tra i dipendenti, il 41% degli stessi si è detto fortemente scettico sul fatto che, dopo la pandemia, la suddetta modalità lavorativa verrà mantenuta. La strada della conversione è stata indubbiamente imboccata, ma bisognerà vedere se titolari e dirigenti vorranno davvero continuare a percorrerla.
