Smart-Working: tipologie e differenze
Lo smart-working ha varie tipologie di approccio, caratterizzate da alcune differenze fondamentali. Anche se il termine è spesso utilizzato per raggruppare e indicare tutte quelle attività lavorative svolte lontano dalla sede operativa, tale definizione risulta estremamente riduttiva.
Le aziende devono innanzitutto capire la diversità tra smart-working e remote working: due concetti a se stanti che, seppur accomunati da alcune similitudini ed entrambi validi in termini di risultati, vanno comunque contestualizzati nella maniera corretta.
La differenza fra smart-working e remote working
Utilizzare un PC fisso o un laptop per accedere a dati e infrastrutture aziendali nella comodità della propria abitazione, è uno dei punti che accomuna smart-working e remote working. Tuttavia, limitare la definizione a questo non è propriamente esatto.
Pur usando i medesimi strumenti, gli approcci in questione sono contraddistinti dalla cosiddetta valutazione del ritorno d’investimento. Nel caso del remote working si lavora un tot di ore puntando alla continuità produttiva, mentre nello smart-working si lavora per obiettivi (cosa che assicura un’efficienza maggiore e un grado di produttività più elevato).
Per quanto sottili possano sembrare le differenze fra le tipologie di smart-working appena elencate, esse determinano la qualità dei risultati finali, a seconda dell’approccio che l’azienda sceglie di adottare.
Semplificando il più possibile, si può anche dire che se il remote working è da intendersi come l’evoluzione del telelavoro, lo smart-working rappresenta un passo concreto verso la digitalizzazione delle aziende.
Cosa devono fare le aziende per impostare uno smart-working efficiente
Ora che il concetto di smart-working è stato correttamente definito, bisogna spiegare quali sono i punti fondamentali per organizzare al meglio il lavoro da casa dei dipendenti e mantenere alti i livelli di produttività.
Il primo punto (e forse anche il più importante) è quello di abbandonare l’idea del cartellino. Se si è alla ricerca di una performance efficiente, il dipendente non deve per forza essere vincolato da un determinato numero di ore lavorative. In tal caso è più corretto perseguire degli obiettivi giornalieri, raggiungibili lasciando libertà organizzativa alla risorsa.
Insieme a questo nuovo approccio nella valutazione dei risultati, è imperativo per le aziende cambiare anche la propria procedura organizzativa. In particolare si deve puntare a un’evoluzione dei processi aziendali e dei meccanismi di controllo adattabile al lavoro da remoto.
Fornire ai propri dipendenti strumenti e tool affidabili è oggi piuttosto semplice, perché non mancano di certo tecnologie volte a operare agevolmente nello smart-working, come sistemi desktop performanti, criteri di sicurezza elevati ed elementi della postazione virtualizzati.
Il punto attualmente più arretrato nel panorama dello smart-working italiano è il mindset. Purtroppo non tutte le aziende comprendono ancora quanto questo approccio operativo possa essere efficiente e redditizio, se ben organizzato e supportato. Lavorare per integrare al meglio il digitale all’interno dei processi produttivi è quindi cruciale.
Perché scegliere il lavoro a distanza
Il lavoro a distanza porta con sé i cosiddetti benefici economici trasversali. Un esempio su tutti è il risparmio in termini di impiego di energia. Con un lavoro da casa ben organizzato è infatti possibile ridurre le spese logistiche, di carburante e di alimentazione elettrica degli edifici aziendali.
Una gestione intelligente del tempo e del flow lavorativo (capace di portare a risultati più soddisfacenti nel lungo periodo) è l’altro plus dello smart-working da non sottovalutare. I dipendenti possono organizzare meglio la propria giornata, con un netto calo dello stress e un conseguente incremento della produttività.
