Cos’è il Software Defined e come cambia la scena
Con il termine Software Defined si chiama in causa una categoria di prodotti contraddistinti dalla priorità del software rispetto all’hardware nell’erogazione delle soluzioni. Si tratta di un salto concettuale notevole rispetto al passato, quando le funzionalità di infrastruttura dei data center crescevano in concomitanza con le implementazioni dell’hardware e in un contesto in cui il software aveva un ruolo marginale.
Questo scenario si è evoluto verso un quadro caratterizzato da una modalità totalmente diversa di gestire e potenziare le performance. A questo approccio si sono associati nel corso del tempo diversi vendor, che hanno contribuito al successo di un paradigma che si basa sulle capacità di rendere astratto tutto quello che riguarda la gestione e l’amministrazione della tecnologia. Tutto ciò è possibile grazie all’automatizzazione della flessibilità di reti, server e storage (la situazione cambia a seconda di cosa richiedono le necessità del momento).
Le caratteristiche di una vera infrastruttura Software Defined
Perché una infrastruttura possa essere definita Software Defined è necessario che tutto ciò che riguarda l’hardware sia considerato come una vera e propria commodity. In questo contesto, il software deve essere il protagonista sia dal punto di vista della funzionalità, sia per quel che concerne le dimensioni.
Tra le altre caratteristiche vincolanti è possibile includere l’automazione di risorse e funzionalità, ma anche la possibilità di effettuare configurazioni predittive così come controlli di workload. Tutto ciò, perché si possa rientrare nella definizione di Software Defined, non deve richiedere alcun intervento da parte degli amministratori di sistema.
Cosa sono i Software Defined Data Center
Cruciale in questo ambito è anche il concetto di Software Defined Data Center, modalità di gestione degli aspetti di data storage che si basa sulla virtualizzazione delle varie componenti infrastrutturali (parliamo quindi di server, storage, CPU). Tutto questo viene reso disponibile in modalità as a service. Si tratta quindi di un ambiente in cui, dall’operatività alla erogazione, si gestisce tutto dal software e svincolando ogni step dall’hardware.
Questo approccio sta esercitando una forte attrattiva sul mondo aziendale. I sondaggi parlano infatti di un mercato che, entro il 2021, raggiungerà e supererà gli 80 miliardi di dollari. Per quanto riguarda invece i ritmi di crescita, si ricorda che, dal 2016, sono stati registrati numeri vicini al +30% annuo.
Per approcciarsi al meglio a questo concetto è importante conoscere questi dettagli ma avere chiaro anche che il Software Defined Data Center va ben oltre la minimizzazione delle dotazioni infrastrutturali per la gestione dei workload. Il paradigma in questione mette infatti a disposizione anche modelli predittivi dei potenziali rischi, tra i quali il flusso complessivo all’interno dei singoli data center e le informazioni sugli eventuali cali.
Cosa sono il Software Defined Storage e il Software Defined Networking
La logica che stiamo approfondendo ha portato anche alla nascita dei concetti di Software Defined Storage e Software Defined Networking. Il primo è sempre più interessante per le aziende in virtù della crescita della mole di dati destrutturati che, per essere archiviati, richiederebbero un sforzo abnorme incentrato sulla costituzione di architetture scale out.
Il Software Defined Networking (SDN) prevede invece che un amministratore di rete possa gestire tutto il traffico da una console centralizzata e senza coinvolgere fisicamente ogni singolo switch. Dal suddetto punto centralizzato si possono anche rilasciare i servizi di rete tutte le volte che vengono richiesti, questo a prescindere dalle connessioni tra server e device. Sempre tramite software, è inoltre possibile cambiare i ruoli ai vari switch, bloccandone le attività quando si ritiene necessario.
