Software quality: un software perfetto è perfettibile?
Perché è difficile migliorare la software quality
La software quality è fondamentale per qualsiasi team di sviluppo applicativo, ma nella maggior parte dei casi realizzare programmi perfettamente funzionanti e senza bug risulta piuttosto complicato.
Ciò dipende in primis dal fatto che gli sviluppatori, dovendo operare freneticamente per assecondare le necessità del business, rendono i propri software più soggetti al rischio di errori e inefficienze.
Per ridurre le problematiche gli staff tendono sempre più spesso ad adottare approcci che includono dei cambiamenti eccessivamente complicati e ingestibili: cambiamenti che in pratica rendono meno perfetti i programmi sviluppati.
Ottenere una buona software quality significa allo stesso tempo abbracciare i requisiti aziendali, garantire un’adeguata user experience e, soprattutto, evitare le inefficienze che si possono ripercuotere sulla produttività dell’utente come anche sulle prestazioni del business.
Facile a dirsi, meno facile a farsi, anche perché, nonostante molte realtà stiano già investendo in risorse umane, processi e tool di ultima generazione, ciò di cui avrebbero davvero bisogno sono dei validi consigli.
Consigli su come trovare finanziamenti per recuperare il budget da destinare agli investimenti. Consigli su come schivare le rivolte di team schiacciati dalle trasformazioni. E consigli su come rallentare i processi per fare in modo che l’eccessiva rapidità non riduca l’efficienza.
Oltre a ciò, per raggiungere una buona software quality è poi certamente necessario abbracciare la via del cambiamento, modificando gli assetti interni dell’azienda per migliorare i processi annessi allo sviluppo applicativo.
I cambiamenti da apportare per massimizzare la software quality
Il primo grande cambiamento riguarda la capacità di capire che il software perfetto non esiste: dunque non perdere tempo a cercare la perfezione, ma prediligere quelle attività in grado di dare risultati concreti.
Il secondo cambiamento consiste nel saper impostare delle metriche semplici: per raggiungere degli standard qualitativi maggiori è necessario definire dei parametri chiari e comprensibili, che permettano di capire con facilità quali difetti sussistono, da dove gli stessi derivano, ecc.
Il terzo cambiamento prevede l’abilità di stabilire degli obiettivi individuali ma al contempo comuni: questi stessi obiettivi vanno fissati-raggiunti in modo graduale e devono avere lo scopo primario di massimizzare la software quality.
Il quarto cambiamento è legato alla possibilità di essere più agili per meglio gestire i corretti requisiti: i business più competitivi nell’odierno mercato sono quelli capaci di dimostrasi maggiormente dinamici e mutevoli.
Il quinto cambiamento include la capacità di ottimizzare e automatizzare la fase di test: se test più rapidi assicurano meno perdite di tempo e meno sprechi economici, test più smart e non eseguiti manualmente assicurano meno possibilità di errore.
Il sesto cambiamento consiste nel riuscire a progettare un design del software coerente e funzionale: questo, oltre a rendere il programma più comprensibile e intuitivo, riduce ai minimi termini le possibilità di bug.
Il settimo cambiamento è annesso a un utilizzo maggiormente ottimizzato dei tool test: l’automatizzazione del testing permette di garantire sia più efficienza e più efficacia che più qualità del prodotto finale.
Com’è chiaro da quanto detto fino a questo momento, migliorare la software quality è un’operazione piuttosto tortuosa e complicata. Un’operazione che, se non gestita nella maniera corretta, rischia di dare l’effetto contrario, peggiorando la situazione del business.
Affinché la strategia impiegata per raggiungere tale obiettivo sia davvero efficace e utile, è quindi necessario che all’interno dell’azienda tutti agiscano parallelamente per consentire davvero agli sviluppatori di perfezionare i propri software.
