Test PISA e life skills: quando essere abili nella vita conta più del voto a scuola
I ragazzi italiani studiano molto più dei coetanei stranieri, ma vanno comunque peggio a scuola: questo il risultato dell’ultimo test PISA, da cui è emerso che i giovani del Bel Paese sono meno preparati rispetto a quelli di Stati europei come Inghilterra, Germania, Francia, Spagna e Portogallo. Ad aggravare la situazione c’è poi il divario accumulato soprattutto con Singapore, USA, Canada, Giappone, Estonia e Finlandia.
Nonostante si potesse pensare il contrario, le performance più scadenti riguardano le materie umanistiche: se infatti con la matematica abbiamo fatto qualche piccolo progresso, con l’italiano siamo scesi di cinque posizioni rispetto al test precedente. Il problema con le discipline scientifiche comunque esiste e riguarda, oltre che un’ampia parte di studenti in generale, anche poveri, ragazze, immigrati e meridionali.
Nonostante questa situazione tendenzialmente disastrosa, sembra però che possedere delle buone life skills possa ridurre il problema del livello culturale: vere e proprie abilità di vita che non si imparano certo sui banchi di scuola o davanti a un insegnante. Tali importanti qualità, quando presenti, sono radicate nel DNA delle persone e le aiutano a raggiungere obiettivi, conquistare risultati o superare ostacoli.
C’è chi si chiede se è meglio essere bravi a scuola o nella vita e chi capisce che molto spesso, a prescindere dai voti ottenuti con un test PISA, si possono fare delle grandi cose sia in ambito personale sia in ambito professionale. Questo per il semplice fatto che le stesse life skills di cui abbiamo appena parlato permettono anche a chi non ha mai dedicato troppo tempo all’istruzione di distinguersi e di emergere dalla massa.
Per meglio comprendere tale concetto basti pensare ai figli di un titolare d’azienda a conduzione familiare: il primogenito ha sempre studiato ottenendo dei buonissimi voti, ma non è mai stato una persona troppo espansiva. Il secondogenito, invece, si è dimostrato meno abile sui banchi di scuola, ma ha sempre avuto una parlantina invidiabile. Il maggiore è stato messo a gestire questioni burocratiche, mentre al minore è spettato il ruolo di commerciale.
Morale della favola? Poco conta essere più bravi a scuola o nella vita, l’importante (soprattutto quando non si va troppo d’accordo con i libri) è trovare, coltivare e sfruttare il più possibile le proprie abilità!
