Italia e trasformazione digitale: si farà (finalmente) dopo il lockdown?
La trasformazione digitale in Italia ha subito un’accelerazione con il lockdown. Il mondo informatico è oggi piuttosto conosciuto, ma le sue reali potenzialità sono state scoperte da molti solo durante la recente pandemia del Covid-19.
Per meglio capire tale ragionamento, basti pensare alle banalissime (e ormai diffusissime) videochiamate: anche se più o meno tutti sanno cosa sono, in pochi le utilizzavano abitualmente prima del distanziamento sociale.
Nonostante qualche mese fa ci fosse addirittura la tendenza a definire l’uso della tecnologia dannoso per i rapporti personali (privati o lavorativi che fossero), il blocco causato dal virus ha dimostrato come, proprio grazie al digitale, sia possibile lavorare, studiare e perfino socializzare.
Come sta cambiando la percezione del digitale tra gli italiani
Vari esperti si sono interrogati su come potrebbe essere il rapporto dell’Italia con la tecnologia nel post coronavirus. Per giungere a una risposta quanto più veritiera possibile, bisogna considerare in primis le caratteristiche della popolazione.
Gli italiani sono abitudinari e fortemente legati alla tradizione. Stanno facendo tutto il possibile per tornare (lentamente e nel rispetto delle regole) alla cosiddetta “normalità precedente”, ma la loro percezione del mondo digitale è cambiata inesorabilmente.
Se prima la tecnologia era considerata dalla maggior parte degli individui come esclusiva per determinate fasce di età (e per lo più legata all’intrattenimento), oggi si è compreso, invece, che può essere uno strumento prezioso da usare nella quotidianità.
Grazie a questa trasformazione digitale, lo smart-working ha acquisito un ruolo cruciale all’interno della produttività aziendale. Non è più un’alternativa, ma un vero e proprio asset da sfruttare per rendere il lavoro più agile e performante.
Lo stesso discorso vale per i social network e per le applicazioni che consentono la comunicazione a distanza. Gli aperitivi e le cene in webcam fra amici hanno portato a un nuovo modo di vivere i rapporti sociali. Ciò ha fatto capire quanto sia più importante il tempo che si passa con qualcuno, piuttosto che le modalità con cui lo si fa.
I possibili risvolti futuri della trasformazione digitale
Vivere a stretto contatto con la tecnologia ha aiutato l’Italia ad avere maggiore consapevolezza delle sue potenzialità. Le persone hanno ad esempio cominciato a rendersi conto di quanto una connessione a banda larga potente possa fare la differenza per studiare o lavorare da casa.
Questa stessa consapevolezza, raggiunta durante lo stop forzato, ha già innescato diversi cambiamenti. La “nuova normalità” (come certi esperti l’hanno definita) è destinata ad assestarsi con il tempo, subentrando al precedente concetto di ”normalità”.
Nel prossimo futuro è plausibile aspettarsi un maggior investimento nella trasformazione digitale. Particolare attenzione è riservata alle infrastrutture e alle modalità con cui i servizi vengono offerti ai cittadini. Diffondere la banda larga in maniera capillare non è più un’opzione, ma un dovere dello Stato.
Anche le Università (e le scuole in generale) hanno l’obbligo di munirsi degli strumenti adatti per l’e-learning. Aiutare gli studenti a imparare, mettendo a disposizione zone fisiche e aree digitali preparate ad hoc, è un modo concreto per dimostrare che mondo reale e informatico possono e devono interagire fra loro.
Con il rapido diffondersi dello smart-working, è cruciale istruire i dipendenti all’uso della tecnologia. Ancora più importante, tuttavia, è la formazione delle figure che hanno la responsabilità di coordinare chi lavora da casa.
L’Italia è finalmente pronta per la trasformazione digitale dopo il lockdown, ma servono investimenti e volontà per continuare a sviluppare questa preziosa risorsa nella maniera più corretta.
