Valute virtuali: pericolo o vantaggio?
Quando si parla di valute virtuali c’è la tendenza a pensare quasi esclusivamente al famigerato bitcoin. Un’attitudine piuttosto comune derivante in primis dal fatto che quella citata è sicuramente la valuta digitale più nota e conosciuta in assoluto. Ma essa non è certo l’unica e nel corso del tempo queste valute sono cresciute come i funghi, imponendosi nell’odierno sistema finanziario.
Nonostante se ne parli moltissimo, allo stato attuale dei fatti, risulta piuttosto complicato stabilire quante e quali valute virtuali sono effettivamente valide. A fare ciò ci ha però provato il sito coinmarketcap.com, dove sono inserite 78 valute. Di seguito andremo subito a descrivere le principali valute virtuali.
Bitcoin
Come già detto, quella in questione è la una delle valute virtuali di cui più si conoscono le origini e la storia. Nata nel 2009 per eliminare intermediari tipo le banche sia nella fase di creazione di denaro, sia anche nelle transazioni economico-commerciali. Oggi le sue operazioni si eseguono mediante il mining, che corrisponde alla semplice risoluzione di un algoritmo: alla risoluzione di un problema si processa un blocco di bitcoin.
Dogecoin
La valuta in questione compare nel 2013 e si ispira ai principi operativi del bitcoin. A livello qualitativo, il dogecoin possiede l’immagine dei “meme”: un cane di razza Shiba Inu accompagnato da alcune scritte in lingua inglese, nelle quali sono presenti degli errori di grammatica.
Litecoin
Nota a partire dal 2011, il suo valore effettivo è cresciuto moltissimo soprattutto negli ultimi tempi, quando è passato da 0,05 dollari a 48 dollari (in questi giorni si è ridimensionato, stabilizzandosi sui 23,48 dollari). Rispetto al bitcoin, il litecoin differisce nella conferma delle transazioni (che è più veloce) e nel processo di mining (che può essere fatto con l’utilizzo di programmi più comuni).
Peercoin
Tale valuta virtuale creata nel 2012 sfrutta il metodo proof-of-stake, che impone a chi gestisce transazioni di identificarsi. A differenza della prima moneta di cui abbiamo parlato, quella in questione osteggia il mining in quanto contrario ai propri principi ecologici e democratici. Da precisare che gli algoritmi su cui si basa si stanno progressivamente semplificando.
Namecoin
Comparsa per la prima volta nel 2011, dopo la crisi incontrata nel 2013, si è stabilizzata su un valore pari a circa 5,82 dollari. Questa moneta ha un dominio internet non controllabile dall’Icann e per tale motivo le operazioni non possono essere soggette a manovre di spionaggio. La massima quantità di namecoin che può circolare è pari a 21 milioni.
Quark
Al contrario di quanto succede per il bitcoin, il quark adopera un diverso sistema di sicurezza che aumenta enormemente i livelli di protezione. Ogni transazione più essere effettuata in soli 3 minuti e si può verificare sempre la quotazione effettiva. Anche se la sua diffusione non è ancora enorme, tale moneta nata nel 2013 è la più sicura.
Ora che abbiamo fatto una breve panoramica sulle principali valute virtuali presenti in circolazione, cerchiamo di capire da cosa deriva la loro popolarità. A detta del direttore di Coindesk Jeremy Bonney, esse hanno sistemi di produzione incentrati su algoritmi che incrementano la sicurezza. Inoltre, sfruttano un elevato numero di utenti che hanno la possibilità di controllare l’effettiva realizzazione delle transazioni (tutto questo garantisce trasparenza).
Certo non mancano i pareri contrari di altri analisti, che vedono nelle valute virtuali un mezzo per aumentare i tassi di criminalità, ma, nonostante questo, le valute virtuali si stanno comunque diffondendo in modo esponenziale.
