Sustainable Energy for All: il progetto che punta al cambiamento
Il progetto Sustainable Energy for All (noto anche come SEforALL) rappresenta oggi uno dei principali punti di riferimento nella transizione energetica globale. Attraverso un’articolata e intensa collaborazione internazionale, tale iniziativa si impegna a promuovere un accesso equo all’energia, a migliorare l’efficienza dei sistemi energetici e a sostenere tecnologie pulite nei Paesi emergenti o in via di sviluppo.
Tra le varie tematiche affrontate, una delle più urgenti è l’accesso al raffrescamento sostenibile. Il riscaldamento globale sta infatti aumentando molto la frequenza e l’intensità delle ondate di calore, generando impatti estremamente gravi, oltre che sulla salute, anche sulla sicurezza alimentare e sulla stabilità delle reti elettriche. La mancanza di soluzioni di raffrescamento adeguate può quindi divenire un circolo vizioso di povertà, malnutrizione, insicurezza sanitaria e perdita di produttività.
Una crisi globale in espansione
Le analisi più recenti forniscono un quadro chiaro: più di 1 miliardo di persone vive in condizioni di alto rischio, perché privo dell’accesso necessario a soluzioni di raffrescamento per la protezione dal calore, la conservazione degli alimenti e la tenuta delle catene del freddo mediche.
La popolazione ad alto rischio è composta principalmente da gruppi che vivono in aree rurali estreme o in contesti urbani degradati, dove l’accesso all’elettricità è limitato – intermittente e le abitazioni sono inadeguate per affrontare le alte temperature.
A questo si aggiungono circa 2,83 miliardi di individui considerati a rischio medio che, pur avendo un miglioramento della condizione economica, restano vulnerabili a causa di dispositivi inefficienti e dell’instabilità dei sistemi energetici.
Le popolazioni più vulnerabili
Sebbene il problema sia globale, alcune categorie risultano particolarmente colpite. Nello specifico si parla di:
- poveri rurali ad alto rischio: si tratta di famiglie che vivono in condizioni di povertà estrema, prive di un accesso regolare all’elettricità e fortemente dipendenti dall’agricoltura di sussistenza. La mancanza di una catena del freddo efficiente compromette sia la conservazione degli alimenti sia l’efficacia dei vaccini. In molti casi, le distanze dai centri sanitari e i sistemi di trasporto non adatti peggiorano ulteriormente la situazione, rendendo difficile garantire la sicurezza di farmaci sensibili alle temperature elevate;
- poveri urbani ad alto rischio: nei contesti urbani più densamente popolati, la vulnerabilità assume forme diverse, ma altrettanto gravi. Molte abitazioni non sono isolate termicamente, non hanno una corretta ventilazione naturale e sono soggette a blackout frequenti. Le famiglie spesso non dispongono delle risorse economiche necessarie per acquistare ventilatori e frigoriferi oppure non riescono a utilizzarli in modo continuo per via della scarsa affidabilità della rete elettrica. Il risultato è un’elevata esposizione al caldo estremo, un rischio maggiore di malnutrizione e una significativa riduzione della qualità della vita quotidiana;
- gruppi a rischio medio: questi gruppi includono persone che stanno migliorando il proprio livello di reddito e si trovano in una fascia di transizione. Sono famiglie che iniziano ad acquistare frigoriferi o piccoli sistemi di raffrescamento, spesso scegliendo modelli economici ma con consumi energetici elevati. Questo comporta un aumento della pressione sulle reti elettriche già fragili, maggiore spesa energetica per le famiglie e un peggioramento delle emissioni legate alla refrigerazione. Uno sviluppo non regolamentato del mercato rischia quindi di aggravare ulteriormente la situazione anziché migliorarla.
Proiezioni al 2030: il rischio aumenta
Entro il 2030, le stime indicano un incremento di oltre 43 milioni di persone appartenenti alla categoria ad alto rischio. Si assisterà a un marcato spostamento della vulnerabilità verso le aree urbane, con un aumento di circa 48 milioni di persone tra i poveri urbani, mentre il numero di poveri rurali ad alto rischio tenderà a diminuire leggermente, pur restando molto elevato.
Tale trend è legato a diversi fattori: urbanizzazione accelerata, crescita demografica, pressione sulle risorse e infrastrutture insufficienti. Le città dei Paesi in via di sviluppo, in particolare, stanno crescendo in modo rapido ma spesso disordinato, creando condizioni che espongono milioni di famiglie a calore estremo, alimentazione instabile e servizi sanitari precari.
Le zone più colpite
Secondo i dati riportati nel Sustainable Energy for All, alcuni Paesi e aree geografiche rappresentano veri e propri epicentri della crisi del raffrescamento:
- India: qui il numero di persone nella fascia a rischio medio è cresciuto di 55 milioni dal 2019 e potrebbe superare quota 1 miliardo entro il 2030. Il Paese sta sperimentando una combinazione di crescita economica e aumento delle temperature estreme che amplifica la domanda di raffrescamento, spesso non supportata da infrastrutture adeguate. Le città indiane registrano picchi di calore tra i più alti al mondo e il ricorso a soluzioni di raffrescamento inefficienti rischia di aggravare le emissioni e provocare blackout diffusi;
- Africa Sub-sahariana: tale regione è quella con il numero maggiore di persone a rischio elevato. Qui, carenze infrastrutturali, aumento della popolazione e temperature in costante crescita creano una situazione drammatica. In molti Paesi, l’elettricità è disponibile solo per poche ore al giorno, le catene del freddo per alimenti e farmaci risultano frammentate e le abitazioni non sono progettate per sopportare il calore intenso.
Senza un intervento deciso, questa situazione continuerà a peggiorare nei prossimi decenni.
La strategia integrata di Sustainable Energy for All
Per affrontare la suddetta emergenza globale, SEforALL promuove un approccio sistemico, che non si limita all’adozione di nuove tecnologie, ma agisce sull’intera catena della domanda e dell’offerta energetica.
Il primo passo è la riduzione della domanda di raffrescamento, attraverso strategie che includono l’edilizia passiva, la progettazione urbana sostenibile e l’uso di materiali ad alta efficienza termica. Le città possono essere ripensate con maggiore attenzione all’ombreggiamento, agli spazi verdi e alla circolazione naturale dell’aria.
Parallelamente, è essenziale migliorare l’efficienza energetica dei dispositivi. Standard più rigorosi e incentivi alla produzione di apparecchi prestanti possono ridurre i consumi e le emissioni, rendendo il raffrescamento un servizio accessibile a più famiglie, senza aggravare la pressione sulle reti elettriche.
Un altro pilastro è quello della convenienza economica. Molti Paesi stanno sperimentando modelli finanziari innovativi, come sistemi di pagamento graduale, microcredito o partnership pubblico – private, che consentono alle famiglie di accedere a tecnologie efficienti non dovendo sostenere costi iniziali proibitivi.
Infine, Sustainable Energy for All appoggia la transizione verso refrigeranti a basso impatto climatico, indispensabile per evitare che l’espansione del mercato del raffrescamento contribuisca ulteriormente alle emissioni globali di gas serra.
