Clima: il punto sul riscaldamento globale. 2020 l’anno più caldo finora
Il cambiamento climatico è un problema reale che sta via via degenerando, soprattutto a causa del mancato raggiungimento di certi obiettivi definiti a livello mondiale. Il primo dato tangibile di ciò è rappresentato dal fatto che il 2020 è stato uno degli anni più caldi finora registrati.
L’ennesima conferma della difficile situazione, ha spinto alcuni paesi a seguire con maggiore attenzione le direttive presenti nell’Accordo di Parigi, imponendo interventi più drastici per ridurre le emissioni: strategie fondamentali dai cui risultati dipendono le sorti dell’intero pianeta.
Tendenze delle temperature nel 2020
Dopo numerose verifiche e grazie a una raccolta massiva di dati provenienti da più fonti (tra le quali anche enti come la NASA), i climatologi hanno potuto stabilire che il 2016 e il 2020 sono stati gli anni con le temperature più elevate di sempre.
Nell’articolo di Carbon Brief (riportato per intero in questo link) si può trovare il dettaglio di tutti i valori, con i relativi grafici comparativi e le conseguenze causate dal cambiamento climatico sull’ambiente. È possibile riassumere i numeri del 2020 in cinque punti fondamentali:
- record delle temperature in superficie;
- record dei livelli di calore negli oceani;
- record di calore registrato dai satelliti;
- secondo minimo estivo più basso della quantità di ghiaccio marino artico;
- ulteriore innalzamento del livello del mare.
Nella seconda metà del 2020, il fenomeno conosciuto con il nome La Niña ha determinato un calo della temperatura globale del pianeta. Gli esperti prevedono che il suddetto raffreddamento persisterà almeno per tutta la prima metà del 2021, facendo registrare nell’anno in corso temperature più basse rispetto a quelle dell’anno appena concluso.
Vantaggi a breve termine sul cambiamento climatico
Un gruppo di scienziati (sostenuti dal progetto CONSTRAIN, finanziato dall’UE) ha proposto alcune ipotesi, secondo le quali gli effetti di interventi drastici sull’inquinamento potrebbero essere visibili già nel breve periodo. L’idea è nata dal fatto che le simulazioni sul cambiamento climatico fino ad ora effettuate non tenevano conto della naturale variabilità del clima stesso.
Un interessante articolo di Zerosottozero (consultabile a questo link) rivela che, considerando tali variabili, l’obiettivo di mantenere le temperature del riscaldamento globale a 1,5 °C sopra i livelli preindustriali, non solo avrebbe benefici sul lungo periodo, ma impatterebbe considerevolmente anche sul futuro prossimo.
In particolare, nei prossimi 20 anni, i tassi di riscaldamento potrebbero abbassarsi fino a 13 volte rispetto a qualunque scenario privo di interventi di mitigazione. Al fine di dimostrare questa ipotesi, gli scienziati hanno scelto di usare per lo studio dei dati un duplice approccio.
Il primo si è basato sul confronto dei più recenti modelli climatici, appartenenti alla fase 6 del progetto di comparazione di modelli accoppiati (CMIP6). In questo caso sono state scelte solo le rappresentazioni più fedeli agli attuali tassi di riscaldamento.
Per il secondo approccio, invece, sono state combinate migliaia di simulazioni, utilizzando un modello climatico chiamato Finite amplitude Impulse Response (FaIR), le cui stime tengono conto anche della variabilità naturale del clima.
Confrontando i risultati dei due approcci e inserendo la variabile NDC (contributi a livello nazionale dei paesi coinvolti negli obiettivi di Parigi), gli scienziati sono riusciti a dimostrare che gli effetti a breve termine sui tassi di riscaldamento non sono solo una mera speculazione teorica.
