Edge Computing vs Cloud Computing
Quando si parla di Edge Computing, si inquadra una tecnologia che, secondo alcuni esperti, potrebbe decretare la fine del cloud computing che, ormai una decina di anni fa, ha iniziato a trasformare radicalmente il mondo dei data center aziendali, provocando un drastico abbassamento dei loro carichi di lavoro e, in alcuni casi, addirittura il loro abbandono.
Come funziona di preciso l’Edge Computing, ossia il paradigma che potrebbe mandare tutto questo in pensione? Le basi prevedono la possibilità di concretizzare una decentralizzazione della “nuvola”, tramite la liberazione di applicazioni time sensitive che hanno un forte rapporto di dipendenza con i data center in remoto.
Alle suddette applicazioni, tramite il ricorso a risorse di computing locali, viene fornita la capacità di elaborazione dei dati direttamente sul campo. In poche parole, tutto avviene poco lontano rispetto a dove vengono raccolte le informazioni tramite dispositivi che vanno dal POS, al sensore, alla telecamera di sicurezza.
A livello macroscopico, tutto questa si presenta come un’architettura IT che ha due caratteristiche precise, ossia la distribuzione e la decentralizzazione. Più precisamente, si può definire come una rete di micro data center capaci di elaborare dati localmente, per trasmetterli poi a un data center centrale.
Il quadro descritto in queste righe è quello di una Internet ormai vicina al nostro mondo fisico quotidiano. Dietro alla definizione di Edge Computing, infatti, troviamo tutte quelle risorse ICT che, come ricordato nelle righe precedenti, risultano posizionate e attivate o in prossimità dell’utente o, nel caso specifico dell’Internet of Things, nelle immediate vicinanze di una fonte di dati.
Molto importante è sottolineare le differenze rispetto alla gestione dei data center tradizionali. Le risorse di Edge Computing, soprattutto quando si ha a che fare con i progetti IoT, devono infatti essere collocate in data center remoti e non necessitano di uno staff IT a supporto.
L’approccio si differenzia anche per quanto riguarda il ciclo di vita delle soluzioni stesse, che risulta più lungo dal punto di vista della progettazione oltre che dell’implementazione. Da sottolineare è anche la maggior facilità di gestione e le più alte garanzie di sicurezza.
Sul fatto che questo paradigma infrastrutturale possa concretamente “fagocitare” il cloud sono state avanzate diverse ipotesi. C’è la scuola di pensiero che parla di una quasi certa sparizione del cloud nel breve termine e chi, invece, prospetta la possibilità di una coesistenza dei due sistemi.
L’interazione in tempo reale è infatti molto importante, ma non bisogna dimenticare che, in casi come l’analisi di Big Data (fondamentale per l’Industria 4.0), solo la centralizzazione delle fonti tipica del cloud permette di raggiungere risultati ottimali. Quando la necessità di analizzare grandi moli di dati non sussiste, l’Edge Computing può rappresentare la soluzione primaria da adottare.
Dal mondo virtuale a quello fisico
La transazione appena descritta, grazie alla quale è possibile passare da una rete prettamente virtuale a una calata nel mondo fisico, ha generato una consistente mole di dati alla periferia della rete. In questo scenario le informazioni vengono elaborate in near real time o in alcuni casi addirittura in tempo reale, con i dispositivi intelligenti di Edge Computing connessi al cloud che hanno ormai raggiunto una fase critica della propria maturità.
Con la crescita quantitativa, infatti, si sono moltiplicate le opportunità di applicazione, toccando ambiti come il business, l’industria e il mondo della sanità. Non a caso, la transizione verso l’Edge Computing è considerata da un’autorevole società di analisi di mercato come Gartner il quinto trend tecnologico dell’anno.
Le aziende devono quindi farsi trovare pronte a rispondere, soprattutto se il loro operato è caratterizzato da un massiccio ricorso ai dispositivi IoT.
