Pagamenti smartphone: quali sono gli attuali limiti?
Grazie alla tecnologia NFC, da diverso tempo i pagamenti smartphone sono realtà quotidiana per tantissime persone. I nostri smartphone possono essere utilizzati a tutti gli effetti come portafogli virtuali. Basta infatti sfiorare con lo schermo i lettori POS Contactless per effettuare pagamenti senza bisogno di tirare fuori la carta di credito dal portafoglio e di strisciarla.
Si tratta di una innovazione oggettivamente molto interessante, che necessita però di qualche accorgimento e dell’attenzione ai costi aggiuntivi. Prima di approfondire la situazione in merito è bene parlare del meccanismo, che risulta estremamente semplice. All’interno degli smartphone, a loro volta associati a strumenti di pagamento elettronico come le carte di credito e le carte prepagate, è infatti presente una sim che, a fronte di un avvicinamento al Pos di massimo 4 centimetri, permette di effettuare pagamenti app in maniera rapida.
Rischi e limiti
Oggettivamente molto comodi, i pagamenti tramite smartphone devono essere approcciati considerando alcuni rischi e limiti. Il primo riguarda il fatto che, per importi piccoli e inferiori ai 25 euro, non è richiesto l’inserimento di un Pin.
Questo può rivelarsi molto rischioso in caso di furto del cellulare ma anche in caso di utilizzo da parte di soggetti malintenzionati di dispositivi portatili in grado di attivare la tecnologia NFC e di sottrarre soldi semplicemente avvicinandosi alle persone sui mezzi pubblici o in mezzo alla strada. Non è un caso che siano da diverso tempo in commercio portafogli e borse da lavoro caratterizzati da una apposita schermatura finalizzata alla protezione delle carte contactless e degli smartphone con tecnologia NFC.
Un altro limite oggettivo riguarda il fatto che i pagamenti app non permettono ai minorenni di avere accesso al denaro. Nonostante i prodotti per il risparmio dedicati ai giovanissimi siano molto diffusi, prima di una certa età è comunque necessaria l’autorizzazione dei genitori per utilizzare carte prepagate (senza un reddito dimostrabile è infatti impossibile o almeno molto difficile ottenere una carta di credito). Alla luce di ciò, si rende necessario un intervento del legislatore finalizzato ad abbassare l’età minima per avere accesso ai pagamenti online.
Da non dimenticare sono anche i costi a carico dei negozi fisici, che già oggi affermano spesso di non avere il POS (anche se risulta obbligatorio per legge) ai fini di evitare le commissioni sui pagamenti con carta di credito.
I vantaggi dei pagamenti con smartphone
Oggi come oggi è difficile affermare chi guadagnerà dai pagamenti app. La tecnologia NFC ha dei limiti oggettivi come quelli appena elencati, ma anche diversi vantaggi che vale la pena ricordare. In primo luogo si parla di un ritorno economico per le banche. Sono infatti gli istituti di credito a emettere carte di credito e carte prepagate.
I fautori dei pagamenti tramite smartphone parlano anche della possibilità di azzerare il problema dell’evasione fiscale. L’impatto su questa piaga sociale ci sarà sicuramente, ma è anche vero che chi oggi evade le tasse continuerà a farlo anche con i pagamenti elettronici. In che modo? Ricorrendo al Bitcoin e ad altre criptovalute, strumenti che possono essere utilizzati per sostituire i contanti. Soggetti malintenzionati che si troveranno nella necessità di ripulire denaro frutto di attività criminali o di evadere il fisco, potranno gestire le attività criminose in questione inventando una nuova valuta digitale o ricorrendo a criptovalute già in circolazione.
Anche se la Banca Centrale Europea ha smesso di emettere banconote da 500 euro nel gennaio di quest’anno, il momento dell‘addio definitivo al contante è ancora lontano, anche solo per il fatto che la criminalità organizzata ha una forte capacità di adattamento ed è in grado di sfruttare a proprio vantaggio quei pagamenti app concepiti per contrastare l’illegalità.
