Aumento dei prezzi per i refrigeranti ad alto GWP
I refrigeranti ad alto GWP potrebbero presto scarseggiare e aumentare di prezzo, a causa di fattori quali la diminuzione delle scorte, le pressioni internazionali e le quote di riduzione graduale degli HFC. Una serie di motivazioni tangibili che, per gli esperti presenti alla conferenza AIRAH Refrigeration 2022, dovrebbero spingere gli appaltatori ad abbandonare subito l’R404A e le soluzioni a esso similari.
Le preoccupazioni relative a una possibile impennata dei costi erano già state espresse nel gennaio del 2018: periodo in cui è stato dato il via libero al progressivo calo degli idrofluorocarburi, come previsto dal regolamento europeo sui gas fluorurati. Certo, fino a questo momento non si sono mai registrate particolari oscillazioni sulle tariffe, ma diversi aspetti fanno intendere che la situazione potrebbe cambiare velocemente.
L’R404A resta ancora la scelta più diffusa
Stando ai dati presentati durante il meeting, l’R404A rimane la scelta principale per le applicazioni di refrigerazione a bassa e media temperatura, come la refrigerazione commerciale, le vetrine dei supermercati, le celle frigorifere, la refrigerazione dei trasporti e il raffreddamento di processo.
Il grosso quantitativo di scorte accumulate dal 2018 a oggi, ha permesso a molti paesi di non risentire concretamente delle restrizioni relative agli F-Gas, in particolare per quanto concerne l’aumento dei costi dei refrigeranti ad alto GWP.
Ciò ha creato una sorta di “senso di stabilità”, che ha indotto i produttori di articoli HVAC a proseguire con la vendita ai propri clienti delle soluzioni basate sul conveniente refrigerante in questione.
Entro i primi mesi dell’anno prossimo, però, i depositi inizieranno a esaurirsi, portando un deficit di oltre 500 tonnellate di refrigerante. Il che si tradurrà di conseguenza in un inevitabile incremento dei prezzi e nella necessità di trovare soluzioni meno onerose.
Come cambierà il mercato dei refrigeranti ad alto GWP
Per il futuro si parla già di un probabile shock dell’intero mercato della refrigerazione, che verrà scosso, oltre che dall’aumento incontrollato dei prezzi, anche dalla necessità per molte aziende di adeguare le proprie apparecchiature, affinché possano funzionare con i refrigeranti a basso GWP (le alternative più comuni sono l’R448A e l’R449A).
Naturalmente, quest’ultimo punto non è di facile realizzazione, soprattutto perché su moltissimi impianti è impossibile eseguire adattamenti di retrofit. A fronte di ciò, i professionisti del settore HVAC hanno quindi iniziato ad avanzare diverse proposte interessanti, per fronteggiare l’imminente crisi.
Tra tutte spicca quella relativa al riciclo dei refrigeranti, dal quale si ipotizza possano essere ricavate 100 – 200 tonnellate di HFC rigenerati: valore che quanto meno limiterebbe i possibili danni e che sta convincendo alcuni del fatto che l’abbandono dell’R404A non porterebbe uno shock, ma un’opportunità di cambiamento.
Secondo un recente report, i governi intenti a studiare il problema dei refrigeranti ad alto GWP sono sempre di più. Anche se (allo stato attuale dei fatti) la soluzione più ovvia sembra essere l’imposizione di un divieto di vendita degli impianti che ne fanno uso, per il momento, la discussione è comunque ancora aperta e non è stata presa alcuna decisione.
Come fronteggiare la possibile crisi
Il suggerimento degli esperti indirizzato alle aziende HVAC è quello di discutere con i clienti della situazione, spiegando nel dettaglio l’impatto economico che la scelta di refrigeranti a rischio potrebbe avere sulle loro attività nel lungo periodo.
Dato che, per esempio, il risparmio offerto dall’R404A risulta piuttosto effimero alla luce di quanto emerso nella conferenza AIRAH Refrigeration 2022, è di gran lunga più opportuno consigliare ai clienti un investimento mirato su refrigeranti meno soggetti alle future restrizioni.
Inoltre, è imperativo che gli addetti ai lavori acquisiscano conoscenze sui prodotti sostitutivi, sui processi di retrofit e sui metodi di ottimizzazione dei sistemi, così che possano realizzare soluzioni davvero in linea con le norme sul clima e sull’ambiente.
