USA & Parigi: di quanto tagliare le emissioni?
Negli ultimi anni il rapporto fra gli USA e l’accordo di Parigi è stato piuttosto burrascoso. L’ex amministrazione Trump, infatti, si è del tutto distaccata dal noto concordato sul clima, portando gli Stati Uniti a livelli di emissioni davvero preoccupanti.
Dopo il suo recente insediamento alla Casa Bianca, il neoeletto presidente Joe Biden ha tuttavia dichiarato l’imprescindibile intenzione di reinserire il Paese nelle questioni relative all’inquinamento.
L’idea espressa dallo stesso è quella di raggiungere gli obiettivi previsti dalla convenzione di Parigi entro e non oltre l’anno 2030. La presentazione comprensiva dei vari interventi da compiere è fissata per il prossimo 22 aprile.
USA – Parigi: le stime degli analisti
Secondo gli analisti, l’attuale situazione climatica impone agli Stati Uniti uno sforzo davvero considerevole per portare e mantenere il riscaldamento globale sotto gli 1,5 °C dei livelli preindustriali (valore previsto dagli accordi di Parigi al fine di combattere efficientemente il cambiamento climatico in atto).
Più precisamente, le stime parlano di un taglio alle emissioni prodotte nel 2005 compreso tra il 57% e il 63%. Il suddetto dato include le cosiddette emissioni LULUCF, ovvero quelle generate dallo sfruttamento del suolo, dal cambio di utilizzo del suolo e dalla silvicoltura.
Volendo escludere le emissioni LULUCF, la percentuale si abbasserebbe al 55% ma, considerando le difficoltà prospettate, l’Unione Europea sarebbe già soddisfatta se si arrivasse a una riduzione complessiva del 50%.
I piani di Biden per la transizione
Rispettare gli obiettivi dell’accordo USA – Parigi richiederà agli States di sviluppare strategie mirate e ben studiate. Come anticipato, l’amministrazione Biden ha indetto un meeting a Washington per il prossimo 22 aprile, in cui verranno presentati nel dettaglio i piani d’azione che il Governo intende seguire per ridurre le emissioni.
Uno dei punti chiave del programma riguarda la decarbonizzazione dei tre settori che contribuiscono maggiormente all’inquinamento: generazione di energia elettrica, mobilità e climatizzazione degli edifici (in particolare quelli commerciali).
Stando a una prima analisi dei piani abbozzati dalla presidenza americana, gli analisti si trovano in accordo con le misure adottate per il settore elettrico e in netto disaccordo con quelle inerenti agli altri due ambiti.
Per arrivare a una mobilità sostenibile servirebbero infatti dei tagli ben più drastici rispetto a quelli previsti. Si ipotizza che per rispettare gli accordi di Parigi entro il 2030, almeno il 95-100% delle vendite future di veicoli leggeri fatte nell’intera nazione dovrebbe riguardare le vetture a emissione zero (come sta già avvenendo in California).
L’abbassamento dell’impronta del carbonio nella climatizzazione degli edifici rappresenta un’altra sfida impegnativa per Biden. Anche se l’obiettivo che verrà proposto durante il meeting di Washington prevede un decremento del 50% delle emissioni, secondo gli esperti bisognerebbe quanto meno arrivare a riduzioni del:
- 60% per gli edifici residenziali;
- e 70% per gli edifici commerciali.
Gli effetti positivi del rinnovato impegno statunitense
Nonostante ci sia ancora qualche angolo da smussare, il rientro nell’accordo di Parigi da parte degli Stati Uniti è un segno estremamente positivo. Gli USA sono fra le nazioni con la maggior incidenza sul riscaldamento globale e il fatto che abbiano deciso di intraprendere azioni tanto drastiche per arginarlo avrà effetti benefici non solo sul clima, ma anche sul fronte politico.
L’impegno USA nei confronti di Parigi e dei suoi trattati potrebbe infatti spingere altre nazioni riluttanti a seguirne l’esempio, abbracciando una filosofia a impatto zero. Per saperne di più sulle evoluzioni della situazione non resta dunque che attendere e sperare che l’amministrazione Biden mantenga le promesse fatte.
